FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE XXI GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA

papa formatori

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Giovedì, 2 febbraio 2017

Quando i genitori di Gesù portarono il Bambino per adempiere le prescrizioni della legge, Simeone, «mosso dallo Spirito» (Lc 2,27), prende in braccio il Bambino e comincia un canto di benedizione e di lode: «Perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele» (Lc 2,30-32). Simeone non solo ha potuto vedere, ma ha avuto anche il privilegio di abbracciare la speranza sospirata, e questo lo fa esultare di gioia. Il suo cuore gioisce perché Dio abita in mezzo al suo popolo; lo sente carne della sua carne.

La liturgia di oggi ci dice che con quel rito, quaranta giorni dopo la nascita, «il Signore si assoggettava alle prescrizioni della legge antica, ma in realtà veniva incontro al suo popolo che l’attendeva nella fede» (Messale Romano, 2 febbraio, Monizione alla processione di ingresso). L’incontro di Dio col suo popolo suscita la gioia e rinnova la speranza.

Il canto di Simeone è il canto dell’uomo credente che, alla fine dei suoi giorni, può affermare: è vero, la speranza in Dio non delude mai (cfr Rm 5,5), Egli non inganna. Simeone e Anna, nella vecchiaia, sono capaci di una nuova fecondità, e lo testimoniano cantando: la vita merita di essere vissuta con speranza perché il Signore mantiene la sua promessa; e in seguito sarà lo stesso Gesù a spiegare questa promessa nella sinagoga di Nazaret: i malati, i carcerati, quelli che sono soli, i poveri, gli anziani, i peccatori sono anch’essi invitati a intonare lo stesso canto di speranza. Gesù è con loro, è con noi (cfr Lc 4,18-19).

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PASTORAL CIRCLE PROCESS

Social Analysis – Linking Faith and Justice, Joesph Holland and Peter Henriot, Maryknoll, N.Y.: Orbis Books, 1980

What leads people to apply their faith to social issues? First, they need to be connected—they need to be personally impacted by the issue, or at least feel how it effects others. Second, they need to understand the issue well enough to believe that their response will make a difference. Third, they need a sense of direction and hope, a sense that as large as a problem may be, it can be whittled down to size when people of faith work on it together. The four-step process developed by Peter Henriot and Joseph Holland offers a framework for helping families apply their faith to social issues. The process begins with insertion—our experience with an issue/injustice, moves to social analysis and theological reflection on the issue/injustice, and culminates in action—working for social change and serving those in need.

Insertion

The first step in the process—and the basis for any action—is Insertion. Through Insertion we identify our experience of social issues in our family, community, and world. We try to feel and understand how the social issues affect our family and touch the lives of others who are affected. Getting in touch with what people are feeling, what they are undergoing, and how they are responding to the situations they find themselves in—these are some of the experiences that constitute Insertion. The entry point for analyzing and acting on an issue may be 1) an event—an experience of injustice; 2) an issue—hunger, poverty, environment, the arms race; 3) a set of problems—economic deterioration of a neighborhood, pollution; or 4) a question—why does poverty persist in the richest country in the world? Sometimes we begin naturally with the experience of the family on a particular issue, providing them with the opportunity to express their feelings and thoughts about their experience. In other cases we will need to provide activities that connect families with the issue to be explored. This will mean simulating the experience of injustice, helping families “feel” the issue being analyzed, or expose families to what is happening in the local community, helping them to “hear” and “think” from a broader perspective. Once families are connected with an issue, they are ready to move to analysis, to ask the” why” questions from a first-hand perspective.

Questions to help people surface their experience:

What is our personal experience of this issue or concern? Have any of our family or friends experienced it? What was the experience like? How did it impact how they felt about themselves? How did it impact how they felt about others?
If we haven’t personally experienced this need, where do our information and feelings come
from? Can you point to any specific article, story, song or video about the issue that struck you? What do we know, as a group, about this issue? What questions do we have?

What feelings do we connect with the issue? Why do people experience this injustice or
issue? Could it happen to you? Why or why not? What does it do to people? How does it make them feel? How does it make us feel?

What are we doing personally to change this situation? Are there ways we are already
involved around this issue? How? Where?

How do we see the issue being dealt with in our local community? Does the issue touch us
at all? How? Where?

What are the thoughts and feelings of the people in our local community, state or nation
about this issue? How are these thoughts and feelings shared? Do they have any impact on what we think or feel? Why or why not?

What is being done in our local community, state, or country to change this situation? Is it
enough? Too much? Why?

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SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

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La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è un’iniziativa ecumenica di preghiera nel quale tutte le confessioni cristiane pregano insieme per il raggiungimento della piena unità che è il volere di Cristo stesso. Questa iniziativa è nata in ambito protestante nel 1908 e nel 2008 ha festeggiato il centenario. Dal 1968 il tema e i testi per la preghiera sono elaborati congiuntamente dalla commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese, per protestanti e ortodossi, e dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, per i cattolici.

 

PERCHÉ SI CELEBRA DAL 18 AL 25 GENNAIO?

La data tradizionale nell’emisfero nord, va dal 18 al 25 gennaio, data proposta nel 1908 da padre Paul Wattson, perché compresa tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo; assume quindi un significato simbolico. Nell’emisfero sud, in cui gennaio è periodo di vacanza, le chiese celebrano la Settimana di preghiera in altre date, per esempio nel tempo di Pentecoste (come suggerito dal movimento Fede e Costituzione nel 1926), periodo altrettanto simbolico per l’unità della Chiesa.

 

QUANDO NASCE?

In realtà, la prima ipotesi di una preghiera per l’unità delle Chiese, antenata dell’odierna Settimana di preghiera, nasce in ambito protestante alla fine del XVIII secolo; e nella seconda metà dell’Ottocento comincia a diffondersi un’Unione di preghiera per l’unità sostenuta sia dalla prima Assemblea dei vescovi anglicani a Lambeth (1867) sia da papa Leone XIII (1894), che invita a inserirla nel contesto della festa di Pentecoste. Agli inizi del Novecento, poi, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Joachim III scrive l’enciclica patriarcale e sinodale Lettera irenica (1902), in cui invita a pregare per l’unione dei credenti in Cristo. Sarà infine il reverendo Paul Wattson a proporre definitivamente la celebrazione dell’Ottavario che lo celebra per la prima volta a Graymoor (New York), dal 18 al 25 gennaio, auspicando che divenga pratica comune.

Nel 1926 Il movimento Fede e Costituzione dà avvio alla pubblicazione dei Suggerimenti per l’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani (Suggestions for an Octave of Prayer for Christian Unity), mentre nel 1935 l’abate Paul Couturier, in Francia, promuove la Settimana universale di preghiera per l’unità dei cristiani, basata sulla preghiera per «l’unità voluta da Cristo, con i mezzi voluti da lui». Nel 1958 Il Centre Oecuménique Unité Chrétienne di Lione (Francia) inizia la preparazione del materiale per la Settimana di preghiera in collaborazione con la commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese.

Nel 2008 viene celebrato solennemente, in tutto il mondo, con vari eventi, il primo centenario della Settimana di preghiera, il cui tema «Pregate continuamente!» (1Ts 5,17) manifestava la gioia per i cento anni di comune preghiera e per i risultati raggiunti.

 

The Millennial Generation and Vocation to Religious Life

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When We talk about young men who occasionally make an inquiry about religious life, we asked ourselves where they are coming from. When we speak of the young people of today, we are dealing of the so-called generation Y or the Millennial. The millennial generation is the generation of children born between 1982 and 2002, some 81 million children who have taken over K-12, have already entered college and the workforce. This generation will replace the Baby-boomers as they retire.

The Millennial lives in two parallel worlds. Their lives are interwoven both in the real and virtual world. The knowledge of reality passes almost exclusively through the mediation of social media. For many young people the virtual world is a place where you feel the security and the freedom to express themselves without fear of being judged. Vocations, today, in addition to the initiative of God, arise as a result of a new cultural mediation deeply that let glimpse the youth of today. This digital world, also called sixth continent that favors the new anthropologies and ways of thinking.

It is easy to spot a Millennial. A Vocation Director should spend time listening and observing young people around him. By being a keen observant he will notice these traits:

a. They don’t believe in being shackled to tradition or location.
This generation didn’t know a time without digital technology; they were weaned on it. this generation is shackled only to their devices and the reach of a cell tower or Wi-Fi signal. As cellular and Internet coverage spreads, and devices become more and more powerful and portable, those shackles are becoming less and less restrictive.

b. They believe in the inherent value of face time in the virtual sense.
That isn’t to say they aren’t social. Nor is it to say they don’t ever want to take meetings with other people. Face time, to the millennials, is more valuable when there’s less of it. When it’s reserved for the really important matter, or when it’s a smaller portion of the day. Face time means talking to the persons via social media applications.

c. They believe in learning, not pieces of paper.
While persons other generations are likely to tell about the degrees they’ve earned, or about the prospects or projects they’re afraid they won’t get because of the degrees they haven’t earned, the millennials talk to about what they’d need to learn in order to get the job. Which isn’t to say this generation doesn’t value a formal education or certifications. But when it comes to personal growth or qualifications they value knowledge and experience more. They can learn continually and cumulatively without compromising their work or lifestyle.

d. They believe in learning from someone else’s experience.
In line with valuing learning over degrees, this generation is all about learning from anyone who has done something they want to do. They gobble up stories of successful trailblazers, they pick the brains of more experienced people in their industry, and they look to everyone from formal advisers to fictional characters as role models.

e. They believe in life, not work-life balance.
They want to talk about designing a life. That life includes their family and friends, it includes their hobbies and pastimes and it includes their business.

 

LA FAMIGLIA E l’IMMIGRAZIONE ECONOMICA: L’ATTUALITA’ E LE SFIDE ODIERNE

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La statistica
Secondo il Rapporto Migrazione Internazionale 2015 delle Nazioni Unite, il numero dei migranti internazionali in tutto il mondo ha continuato a crescere rapidamente nel corso degli ultimi quindici anni, raggiungendo 244 milioni nel 2015 , contro i 222 milioni nel 2010 e 173 milioni nel 2000. Quasi due terzi di tutti i migranti internazionali vivere in Europa ( 76 milioni ) o in Asia ( 75 milioni) . Nord America ha ospitato il terzo più grande numero di migranti internazionali ( 54 milioni ) , seguita da Africa ( 21 milioni ) , l’America Latina ei Caraibi ( 9 milioni) e Oceania ( 8 milioni ) . Nel 2015 , due terzi (67 per cento ) di tutti i migranti internazionali vivevano in soli venti paesi . Il maggior numero di migranti internazionali ( 47 milioni ), risiedeva negli Stati Uniti d’America , pari a circa un quinto ( 19 per cento) del totale mondiale . La Germania e la Federazione russa ha ospitato la seconda e la terza maggior numero di migranti in tutto il mondo ( 12 milioni ciascuno) , seguito da Arabia Saudita ( 10 milioni)
.
Quali sono le sfide che deve affrontare la vita famigliare?

La migrazione internazionale è diventata una realtà che tocca quasi tutti gli angoli del globo. Il mezzo trasporto moderno meno costoso ha reso più facile e più veloce per le persone a muoversi. Allo stesso tempo il conflitto , la povertà , la disuguaglianza e la ricerca di una vita migliore e dignitosa sono tra le ragioni che spingono le persone a lasciare le loro case e le loro famiglie. Tale ha provocato la frammentazione delle famiglie .

L’ impatto della migrazione familiare sui bambini e gli anziani rimasti in casa può portare effetti positivi non solo ai migranti stessi , ma anche ai loro familiari che restano dietro nei paesi di origine. Le loro condizioni di vita migliorano e molti ottenere un migliore accesso ai servizi , compresi i beni migliori, un’istruzione di buona qualità e una migliore assistenza sanitaria. Ma questa realtà delle migrazioni contemporanea è tale che coloro che rimangono indietro sono spesso penalizzato dalla assenza del membro (i) della famiglia che sono migrati . Relazioni genitori-figli sono particolarmente colpite . Questa situazione costringe i genitori a lasciare i loro figli nella cura dei membri della loro famiglia allargata o altri membri delle loro comunità d’origine. La separazione dei bambini dai loro genitori molte volte manifesta ad avere effetti emotivi profondamente negativi , generando significativi cambiamenti comportamentali , e sentimenti di perdita , tristezza, l’abbandono , la rabbia e il rifiuto .

Negli anni novanta, il bisogno globale di lavoratori si è spostato verso nuovi settori – le donne. La migrazione femminile e cosi detto “la femminilizzazione della migrazione,” ha subito una forte crescita, spinta soprattutto dalla richiesta dei badanti , colf e tata (baby sitter). Tale fenomeno è stato prodotto da cambiamenti nel mercato globale del lavoro, dove si osserva una crescente difficoltà per gli uomini a trovare lavoro. I padri rimasti a casa con i loro figli non possono facilmente svolgere il ruolo tradizionale che le madri assumono , e spesso hanno difficoltà ad affrontare con la moltitudine di compiti che devono affrontare, e la solitudine conseguente e lo stress si sentono .

La prova della impatto dirompente della migrazione sulle famiglie dimostra quanto sia importante per analizzare gli impatti sociali non economici della migrazione . Gli effetti psicologici ed emotivi significativi di immigrazione familiare non deve essere trascurato nella ricerca sulle migrazioni . La sensibilizzazione della comunità e sostenere i familiari adulti ad assumere e assumere compiti domestici come cura per i bambini e gli anziani possono contribuire positivamente al benessere delle famiglie e delle comunità .
Quali sfide pongono questi cambiamenti alla missione evangelizzatrice della Chiesa?

La situazione delle persone coinvolte nel fenomeno delle migrazioni è una fonte di preoccupazione per la Chiesa , che “ha sempre contemplato l’immagine di Cristo ” di migranti. Riconosce i gravi problemi che devono affrontare : la discriminazione , il razzismo e la xenophobia1 , l’inganno per quanto riguarda i contratti o le condizioni di lavoro , essere trattati come strumenti e non come persone , occupazioni pericolose , lunghe ore di lavoro , retribuzione inferiore a quella dei lavoratori nativi per lo stesso lavoro , alloggi inadeguati o nessuno , non l’integrazione nella vita sociale .

La Chiesa vede anche la crescente percentuale di donne coinvolte nella migrazione. In particolare, molti di loro sono assunti per i servizi domestici, che sono lavori molto vulnerabili, data l’impossibilità di tracciare una linea tra orario di lavoro e non-lavoro, mentre in casa del datore di lavoro. Ci sono anche coloro che sono impiegati nel settore dello spettacolo, che potrebbe finire coinvolto in tutt’altro attività desiderabili. La Chiesa è anche consapevole del fatto che la separazione della famiglia è una difficoltà fondamentale nella migrazione.

Eppure, anche quando intere famiglie migrano, i problemi non scompaiono. Hanno esperienza lacune culturali dalla loro cultura di origine, senza essere opportunamente preparati per questo. Devono imparare un’altra lingua. Ci sono problemi intergenerazionali legati alla difficile misto di tradizioni e costumi dei paesi di origine e di arrivo, traumi psicologici, il senso di insicurezza e di incertezza per il futuro. A seconda della capacità di marito e moglie per far fronte alla situazione, accordo tra la coppia può diventare sia più solido, o cadere in pezzi.

La Chiesa, riconoscendo l’urgenza dell’impatto della migrazione sulla vita di famiglia e la vocazione del matrimonio deve accompagnare il migrante come persona umana ed assistere pastoralmente sia nei paesi di origine e di accoglienza. Per i membri della famiglia rimasti a casa di origine occorre offrire l’accompagnamento psicologico e spirituale, consulenza matrimoniale, un incontro regolari delle famiglie e altri iniziativi al sostegno morale e spirituale. Le chiese di accoglienza potrebbero offrire un accompagnamento pastorale olistico: centri di ascolto, in particolare a quanti devono confrontarsi con la solitudine; formazione umana su come adattarsi a nuove culture, imparare la lingua, gestire il redito e il tempo libero; formazione permanente sulla fede e la vita di testimonianza.

La missione dei Servi di Maria

Avere presente il quadro della situazione, il nostro Ordine non può estraniarsi dai grandi problemi che agitano l’umanità contemporanea e intende far proprie e rispondere alle necessità di un mondo tormentato e in continua trasformazione (Cost. 76).

Una presenza misericordiosa
“ La Chiesa, in questo momento di grandi cambiamenti epocali, è chiamata a offrire più fortemente i segni della presenza e della vicinanza di Dio.,” il Papa Francesco ha affermato nell’omelia durante la recita dei Primi Vespri della domenica della Divina Misericordia presieduti – nella basilica di San Pietro – in occasione della consegna e della lettura della bolla d’indizione “Misericordiae vultus.”

Per noi Servi di Maria, la misericordia è uno dei valori originari e centrali del carisma del nostro Ordine. E’ “una delle caratteristiche dei Servi di Maria” (Cost. 52), intimamente legata all’ideale stesso del servizio. La misericordia è la radice e l’anima di tutto il nostro servizio ai fratelli. La misericordia ci fa scoprire non solo nuove forme di vita, ma anche “nuovi tipi di servizio” per soccorrere, in maniera concreta ed efficace, le nuove e antiche miserie della società attuale (Cost. 76b).
Incarnare e mettere in pratica il nostro carisma della Misericordia occorre mantenere gli occhi nostri aperti, il nostro cuore sensibile e le nostre mani pronte per la carità: Occhi aperti e avere la capacità di vedere e analizzare la realtà del nostro mondo, essere attenti ai clamori del mondo in cui viviamo;
Cuore sensibile affinché la conoscenza della realtà ci muova a lavorare nella sua trasformazione; Mani pronte per la carità ed essere coinvolti nelle varie iniziative al livello delle comunità e delle parrocchie. Per aiutarci a riflettere sulla nostra risposta quotidiana, metto in risalto due domande: Come avere uno sguardo di misericordia verso il mondo in cui viviamo? Quali sono gli ostacoli che ci impediscono a cercare i mezzi adatti per rispondere alle mutevoli condizioni della società odierna?

PROTEGGIAMO LA NOSTRA CASA!

scuola-pace

Un programma nazionale di educazione alla pace e alla cittadinanza glocale
(anno scolastico 2016-2017)

Il programma “Proteggiamo la nostra casa” è promosso dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, dalla Tavola della Pace e dalla Rete Nazionale delle Scuole di Pace, nell’ambito del Protocollo d’intesa sottoscritto con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca il 28 aprile 2016.

Giovedì 18 giugno 2015, Papa Francesco ha diffuso una lettera enciclica
intitolata “Laudato sì” per invitarci ad affrontare assieme le principali sfide del
nostro tempo: dal deterioramento della salute del pianeta ai conflitti, alle
migrazioni, all’impoverimento di tanta parte dell’umanità. La lettera,
indirizzata ai credenti di tutte le fedi e ai non credenti, nasce dalla volontà di
promuovere il cambiamento necessario per “uscire dalla spirale di
autodistruzione in cui stiamo affondando.”

Si tratta di un documento d’importanza storica, ricco di analisi, riflessioni e
proposte concrete che meritano di essere conosciute e studiate da tutti. Un
prezioso strumento per capire cosa sta accadendo nel mondo ed educarci a
vivere assieme responsabilmente nell’era della globalizzazione e
dell’interdipendenza.

Il suo contenuto si incrocia con i 17 “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” definiti
dai governi dell’Onu nel 2015 per sradicare, entro il 2030, povertà, fame,
disuguaglianze, ingiustizie, pericoli ambientali e promuovere la cooperazione
internazionale.

Papa Francesco e le Nazioni Unite ci pongono davanti alla necessità di
assumere la grande “sfida educativa” che viene dall’urgenza di affrontare le
crisi globali che incombono, anche cambiando “stili di vita, modelli di
produzione e di consumo.”

Raccogliendo questa sfida, il programma “Proteggiamo la nostra casa”
propone a ogni scuola di:

  1. ideare e realizzare un laboratoriodi educazione alla pace e alla
    cittadinanza glocale, a partire dall’illustrazione e dallo studio della
    lettera enciclica “Laudato sì” e degli “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”;
  2. promuovere la partecipazione degli studenti e delle scuole alla Marcia
    PerugiAssisi della pace e della fraternità del 9 ottobre 2016;
  3. condividere i risultati partecipando al Meeting nazionale delle scuole di
    pace che si svolgerà a Roma 
    a conclusione dell’anno scolastico.

GLI OBIETTIVI GENERALI

Il programma “Proteggiamo la nostra casa” si propone di:

  1. educare gli studenti alla pace e alla cittadinanza glocale (locale, nazionale,
    europea, mondiale) fornendo loro alcune delle competenze sociali e civiche
    indispensabili per entrare nel mondo del lavoro, affrontare responsabilmente le
    grandi sfide del 21° secolo e interagire con soggetti, culture, religioni e ambienti
    molto diversi;
  2. elaborare e sperimentare nuovi itinerari didatticiper l’educazione alla
    cittadinanza attiva centrati in particolare sul (1) protagonismo degli studenti
    (anche in un’ottica di alternanza scuola lavoro), (2) l’educazione all’uso critico
    dei media e dei new media sia come elementi chiave di ambienti di
    apprendimento che come strumenti di comunicazione, (3) la collaborazione tra
    le scuole e gli Enti Locali per lo sviluppo di una più ampia comunità educativa;
  3. contribuire al rinnovamento della didattica e dell’azione delle scuolenel
    campo dell’educazione alla cittadinanza attiva, favorire l’elaborazione delle
    linee guida per l’educazione alla pace e alla cittadinanza glocale e accrescere la
    formazione del personale docente;
  4. favorire il diretto intervento della scuola come intellettuale sociale nel
    territorio di riferimento, in collegamento con le amministrazioni locali e la
    società civile, per promuovere concrete attività di pace e realizzare percorsi di
    impegno civile.

Attenti ai bisogni dello studente

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World Apostolic Congress of Mercy

http://www.wacom2017.org/

wacom

WACOM IV – Philippines (January 16-20, 2017)

Over-all theme:

COMMUNION IN MERCY, MISSION FOR MERCY (CALLED BY MERCY, SENT FOR MERCY)

  • Throughout salvation history God is experienced as eternal and unending mercy (Psalm 86:15). He is a helper who gives his people hope. His merciful power is benevolent, and makes a faithful and enduring commitment. In the formation of Israel, the chosen people, and the call of the Church, the people of the New Covenant, God has consistently and unfailingly employed his undeserved graciousness to present to the world a universal sign of his mercy.
  • Jesus Christ, the fulfilment of Israel and the head of the Church, is the incarnation of this divine merciful graciousness. His Paschal Mystery is the summit of the revelation of the inscrutable mystery of His Father’s mercy towards us. His mercy is more powerful than death and sin.
  • Jesus Christ called disciples to himself, representatives of the Church as a communion gathered by the merciful initiative of God. None of them deserved that intimacy with the Lord and no one in this Church deserves to be part of it. Our baptism, our faith and life of discipleship are fruits of His grace. The unity of all in the Church is sustained by God’s continuing merciful love; we are united in the mercy of God, a communion in mercy!
  • All in the Church are sinners, prodigal children to whom God runs to meet with mercy and forgiveness. we are to be receivers and givers of the same mercy within this community (MISERICORDIA AD INTRA). St. Pope John Paul IIstated this so clearly in his second encyclical “Dives in Misericordia” (1980): “The Church must bear witness to the mercy of God revealed in Christ…professing it in the first place as a salvific truth of faith and as necessary for a life in harmony with faith, and then, seeking to introduce it and to make it incarnate in the lives both of her faithful and as far as possible in the lives of all people of good will” (n.12).
  • The saintly pope also, seeing divine mercy as object of the Church’s missionary proclamation, said: “The Church, professing mercy and remaining always faithful to it, has the right and the duty to call upon the mercy of God, imploring it in the face of all the manifestations of physical and moral evil, before all the threats that cloud the whole horizon of the life of humanity today.”
  • Seeing that the absence of mercy in the world unleashes divine wrath (Rom 1:31), Christians must show love and compassion in their hearts to everyone around them; they cannot be unsympathetic to their neighbors in need for the love of God is only found in those who show mercy – 1 John 3:17 (MISERICORDIA AD EXTRA)

February 2017
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