CON SANTA MARIA AFFRONTARE I PROBLEMI DELLA CONDIZIONE DELLA DONNA

INTRODUZIONE

Il tema riguardante i problemi affrontati dalle donne si è rivelato l’argomento più impegnativo e delicato preso in considerazione finora dal Segretariato Generale per la Formazione Permanente durante questi ultimi anni. Innanzitutto perché significa entrare nel regno di una realtà molto complessa; in secondo luogo, l’abbondanza del materiale da leggere al riguardo e le varie realtà delle donne rendono più difficile fornire una documentazione che possa descrivere esaustivamente la situazione reale delle donne oggi; e infine, l’organizzazione e la concettualizzazione di questo lavoro è meramente basata sulla prospettiva maschile, perciò una prospettiva femminile potrebbe eventualmente completare l’intero puzzle.

Iniziamo la nostra riflessione lasciando da parte le banalità. Per favore leggete accuratamente e attentamente. Quella che segue è una lista di 25 notizie in breve sulle donne nel mondo. Alcune sono stravaganti, altre serie, altre oltremodo deprimenti:

1. L’80% dei 50 milioni di persone nel mondo che soffrono a causa di violenti conflitti, guerre civili, disastri e che sono costrette ad abbandonare il proprio paese sono donne e bambini.
2. Nel 2004 il 48% dei seggi in Parlamento in Ruanda erano occupati da donne. Ciò a differenza di Cuba dove il 36% dei seggi erano occupati da donne e degli Usa, dove le donne ne occupavano il 14,3 per cento. L’Arabia Saudita e le Isole Salomone sono per esempio due paesi dove non ci sono donne in parlamento (UNDP, Human Development Report 2004 – Rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Umano).
3. In 76 paesi, meno della metà delle ragazze in possesso dei requisiti sono iscritte alle scuole secondarie.
4. Le donne posseggono solo l’1% della terra nel mondo.
5. Circa tre milioni di donne in Usa ostentano tatuaggi.
6. Una donna araba saudita può divorziare se suo marito non le dà il caffè.
7. Il 43% dei matrimoni australiani finisce in un divorzio. Di quelli che si risposano, il 65% divorzierà di nuovo. Al terzo tentativo di matrimonio, la possibilità di divorziare è circa del 75%.
8. Le donne della tribù Tiwi nel Sud Pacifico vengono sposate al momento della nascita.
9. È illegale fare la prostituta a Siena, in Italia, se il proprio nome è Maria.
10. In alcune zone della Malesia, le donne hanno harem di uomini.
11. I due più alti QI mai registrati(su test standard) appartengono entrambi a donne.
12. In Kenya, dove il 38% delle fattorie è gestito da donne, quelle donne riescono ad ottenere lo stesso raccolto per ettaro (2,471 acri) degli uomini, nonostante gli uomini abbiano un maggiore accesso a finanziamenti, informazioni, semenze ibride, insetticidi. E quando alle donne è dato lo stesso livello di aiuto, sono risultate più efficienti degli uomini, e hanno prodotto raccolti maggiori.
13. Oltre mezzo milione di donne muore durante il parto ogni anno in Africa e in Asia.
14. Quasi la metà di tutte le donne indonesiane ha il primo figlio entro il diciassettesimo anno d’età.
15. Negli USA, le gravidanze indesiderate costituiscono quasi la metà di tutte le gravidanze.
16. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 40 per cento delle ragazze diciassettenni o al disotto dei 17 anni in Sud Africa dichiarano di essere state vittime di violenza o tentata violenza sessuale.
17. In Svezia, il 76% delle madri lavora, la più alta percentuale nei paesi sviluppati.
18. L’Australia, la Nuova Zelanda e gli Stati Uniti sono fra quei pochi governi che non ritengono che alle donne debba essere riconosciuta una qualche forma di indennità per il congedo di maternità. In paesi così diversi come la Russia, la Colombia, il Laos e il Marocco, il governo paga l’intero ammontare per il congedo di maternità per un periodo dai tre ai sei mesi.
19. All’età di 55 anni, il 95% delle donne americane ha contratto matrimonio.
20. Nel 2007 la più ricca “self-made woman” del mondo era la signora Zhang Yin, una imprenditrice del riciclaggio della carta.
21. Solo il 5% dei lungometraggi di Hollywood sono diretti da donne.
22. Attualmente il Giappone è leader mondiale nell’uso dei preservativi. Come i cosmetici, essi sono venduti porta a porta da donne.
23. Il settanta per cento delle donne preferisce la cioccolata al sesso (sondaggio tratto da una rivista femminile del 1995).
24. Le donne australiane fanno sesso al primo appuntamento più delle loro coetanee negli Usa e in Canada.
25. La Cina è considerata la prossima grande opportunità di mercato dalle industrie del tabacco, perché solo il 3,8% delle donne cinesi fuma, contro il 63% dei maschi adulti.

Che cosa vi dice questa lista? Quante informazioni abbiamo sui problemi delle donne? Siamo sensibili all’opprimente condizione delle donne nel mondo? Queste sono le preoccupazioni prevalenti di cui ci dobbiamo occupare come frati specialmente per ciò che riguarda l’aspetto della formazione iniziale e permanente. Quando parliamo della situazione delle donne parliamo dei loro diritti come principali componenti della loro dignità di esseri umani. I diritti delle donne nel mondo sono un parametro importante per capire il benessere globale. Questa è un’affermazione molto importante a proposito del rispetto dei diritti umani in generale. Ma a dispetto di molti successi nel conferire potere alle donne, esistono ancora molti problemi irrisolti in tutti i settori della vita. Qualcuno pensa che questo non sia assolutamente un problema. L’anno scorso, l’Inter Press Service (15 marzo 2011) riportava che un organo delle Nazioni Unite che si occupa dei diritti delle donne è seriamente preoccupato per la lista crescente di riserve formali presentate dagli Stati membri – anche quando firmano e ratificano un trattato internazionale per eliminare la discriminazione sessuale. Dei 161 paesi che hanno ratificato la Convenzione per l’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne, circa 44 hanno detto che non applicheranno alcuni provvedimenti del trattato in ambiti politici, costituzionali, culturali o religiosi. Questo recente sviluppo significa una maggiore preoccupazione sul modo in cui sono sostenuti i diritti umani e soprattutto i diritti delle donne in particolare.

Questa questione fondamentale sull’attuale situazione delle donne oggi ci impone di rispondere alla richiesta mondiale per la liberazione totale della persona, assumendoci così la responsabilità di promuovere la giustizia tra tutte le persone del nostro tempo divise per ragioni di età, nazionalità, razza, religione, beni, educazione (e sesso). È per questa ragione che siamo chiamati a lavorare in mezzo al mondo, partecipando alle sue speranze e pene e aiutandolo a scoprire il valore e il pieno significato della vita umana.

Questa nuova, eppure antica forma di povertà sperimentata in molte parti del mondo ci invita ad identificarci con essa e a rispondervi. Come forza apostolica creativa noi dovremmo cercare i mezzi più appropriati per rispondere alla condizione della società in continuo cambiamento. Più che mai, siamo chiamati a stare accanto alla Benedetta Vergine Maria nelle innumerevoli croci dell’umanità e in ogni sofferenza delle donne (nostre madri, sorelle, figlie e amiche) siamo spronati a impegnarci alla solidarietà, specialmente tra quelle persone in mezzo alle quali esercitiamo il nostro ministero.

Questo modulo per la formazione permanente preparato dal Segretariato Generale per la Formazione Permanente e in collaborazione col Segretariato Generale per l’Evangelizzazione dei Popoli e Giustizia e Pace spera di presentare una visione panoramica dell’attuale situazione delle donne nel mondo. Esso mira ad educare i nostri frati su fatti, problemi e preoccupazioni significativi delle donne di oggi.

I. LE DONNE E IL CRISTIANESIMO

La Lettera Apostolica Mulieris Dignitatem di Giovanni Paolo II ha affermato la ricchezza e l’importanza della femminilità stabilendo il fatto che la dignità e la vocazione delle donne è stata ed è e sarà sempre un argomento di costante riflessione umana e cristiana. Questa affermazione è resa evidente nella dichiarazione del Magistero della Chiesa presente nei vari documenti prima, durante e dopo il Concilio Vaticano Secondo. Papa Paolo VI ha mostrato l’importanza del cosiddetto “segno dei tempi”, quando ha conferito il titolo di “Dottore della Chiesa” a Santa Teresa di Gesù e a Santa Caterina da Siena. Egli ha sottolineato in uno dei suoi discorsi che: “All’interno della Cristianità, più che in ogni altra religione, e fin dalle sue origini, le donne hanno avuto una dignità speciale…; è evidente che le donne sono chiamate a formare parte della struttura vivente e attiva della Cristianità in una maniera così eminente che forse non tutte le loro potenzialità sono state ancora chiarite.”

Il Libro della Genesi delinea una verità antropologica veramente fondamentale: “Dio creò l’uomo a sua immagine, ad immagine di Dio egli lo creò; maschio e femmina li creò” (Gn 1, 27). Questo particolare brano indica l’uomo come il genere più elevato nell’ordine della creazione. La creazione dell’uomo e della donna posti allo stesso livello deriva dal fatto che essi furono creati ad immagine di Dio. Dio affidò il dominio sulla terra alla razza umana, uomini e donne, che traggono la propria dignità e vocazione dall’origine comune. Giovanni Paolo sottolineò che dall’inizio, entrambi sono persone, diversamente dalle altre creature del mondo intorno a loro. La donna è un altro “Io” in una umanità comune. Fin dall’inizio essi appaiono come “un’unità di due” e questo significa che l’originaria solitudine è superata, la solitudine nella quale l’uomo non trova “un aiuto che gli sia simile”.

Fin dalle origini della prima Chiesa Cristiana, che è iniziata con Gesù, le donne erano membri importanti del movimento. Gli esempi del comportamento di Gesù rivelano il suo atteggiamento nei confronti delle donne e mostrano ripetutamente come egli liberò e sostenne le donne. È generalmente riconosciuto, anche da parte di persone con un atteggiamento critico nei confronti del messaggio Cristiano, che agli occhi dei suoi contemporanei, Gesù divenne un promotore della dignità e vocazione delle donne. I Vangeli del Nuovo Testamento, soprattutto quello di Luca, menzionano spesso Gesù che parla alle donne o le aiuta pubblicamente e apertamente, contrariamente alle norme sociali del tempo. Egli tendeva la mano agli emarginati della sua società, e quindi il suo appello era grande. La sorella di Marta, Maria, sedette ai piedi di Gesù per essere istruita, un privilegio riservato agli uomini presso gli Ebrei. Gesù aveva discepoli donne che erano sue sostenitrici, ed Egli si fermò ad esprimere la sua preoccupazione per le donne di Gerusalemme nel suo cammino verso la crocifissione, mentre Maria Maddalena è ricordata per essere stata la prima persona ad avere il privilegio di vedere Gesù dopo la resurrezione. È molto importante anche sottolineare che nel suo importante discorso sul matrimonio e sulla sua indissolubilità, Gesù fa riferimento all’origine della creazione. Il principio etico, che fin dall’inizio segna la realtà della creazione, è stato confermato da Gesù in opposizione a quella tradizione che discriminava le donne. In qualche modo in riconoscimento della preoccupazione di Gesù per la condizione delle donne a quel tempo, le donne mostrarono per lui e per il suo mistero una sensibilità speciale che è caratteristica della loro femminilità.

Col trascorrere del tempo, continuando i discepoli a diffondere il messaggio di Gesù con la loro parola, gruppi di Cristiani si riunirono nelle case dei credenti. Quelli che potevano offrire la loro casa per le riunioni furono considerati importanti all’interno del movimento ed assunsero ruoli di guida.

Le lettere di Paolo – datate alla metà del primo secolo dopo Cristo – e i suoi occasionali saluti ai conoscenti, offrono informazioni importanti sulle donne Ebree e Gentili eminenti nel movimento. Le sue lettere ci forniscono indicazioni circa il genere di attività nelle quali le donne erano impiegate più generalmente.
– Egli saluta Priscilla (Prisca), Junia, Julia, e la sorella di Nereo.
– Paolo scrive che Priscilla e suo marito hanno rischiato le proprie vite per salvare la sua
– Egli loda Junia (o Junias) come “eminente fra gli apostoli” o “persona ben conosciuta” dagli apostoli”, i quali erano stati imprigionati per il loro ministero. Alcuni teologi interpretano il nome come femminile, suggerendo che Paolo riconoscesse apostoli donne nella Chiesa.
– Maria e Perside sono encomiate per il loro duro lavoro.
– Evodia e Sintiche sono chiamate sue collaboratrici nel vangelo.

Alcuni teologi credono che questi resoconti biblici testimonino di donne con ruoli di guida attiva nel primissima compito di diffusione del messaggio cristiano, mentre altri respingono questa interpretazione. L’evidenza indica inoltre che queste donne “ministrarono” in ruoli di sostegno della chiesa proprio come le donne seguaci di Gesù supportarono il suo ministero.

Si può notare che fin dalle origini della prima Chiesa Cristiana le donne erano davvero membri importanti del movimento, benché qualcuno lamenti che molte delle informazioni nel Nuovo Testamento sul lavoro delle donne siano state ignorate. Qualcuno inoltre argomenta che molti hanno dedotto che si sia trattato di una chiesa di uomini perché le fonti d’informazione provenienti dalla chiesa del Nuovo Testamento furono scritte e interpretate da uomini. Recentemente, gli studiosi hanno iniziato a cercare nei mosaici, negli affreschi, e nelle iscrizioni di quel periodo informazioni sui ruoli delle donne nella chiesa delle origini.

Dalla prima età patristica, gli uffici di maestro e ministro sacro erano riservati agli uomini nella maggior parte delle chiese nell’est e nell’ovest. Tertulliano, il padre latino del secondo secolo, scrisse che “Non è permesso a una donna di parlare in chiesa. Neppure può insegnare, battezzare, offrire, né pretendere per sé alcuna funzione propria di un uomo, meno che mai il servizio sacerdotale.” (“De virginibus velandis”).

Con la fondazione del monachesimo cristiano, altri ruoli influenti si resero disponibili per le donne. Dal V secolo in poi, i conventi cristiani fornirono ad alcune donne l’opportunità di sfuggire al percorso del matrimonio e dell’allevare bambini e di esercitare un ruolo religioso più attivo. Nel tardo Medioevo donne come Santa Caterina da Siena e Santa Teresa d’Avila, assunsero ruoli significativi nello sviluppo di idee teologiche e discussioni all’interno della chiesa, e furono successivamente dichiarate Dottori della Chiesa Cattolica Romana.

In ogni epoca ed in ogni paese troviamo molte donne “perfette” (cfr Prov 31, 10) che, a dispetto delle persecuzioni, difficoltà e discriminazioni, hanno partecipato alla missione della Chiesa. Basta menzionare: Monica, la madre di Agostino, Macrina, Olga di Kiev, Matilde di Toscana, Hedwing di Slesia, Edvige di Cracovia, Elisabetta di Turingia, Brigida di Svezia, Giovanna d’Arco, Rosa di Lima, Elizabeth Ann Seton e Mary Ward.

La Riforma Protestante pose fine ai conventi femminili, che erano esistiti nel Cattolicesimo Romano, e che i Riformatori vedevano come una forma di schiavitù. Chiudendo i conventi femminili del movimento, il Protestantesimo in effetti bloccò la possibilità di un ruolo religioso a tempo pieno per le donne protestanti, e anche di un ruolo che aveva consentito ad alcune donne di dedicare la vita agli studi accademici.

Oggi, nonostante il progresso delle idee riguardo alla comprensione dei diritti delle donne nella società in generale, molti Cristiani progressisti non sono d’accordo con il paradigma tradizionale dell’ autorità maschile e sottomissione femminile. Il cristianesimo ha dato tradizionalmente agli uomini la posizione di autorità nel matrimonio, nella società e nel governo. Questa posizione colloca le donne in ruoli di sottomissione, e in genere le esclude dalla guida della chiesa, soprattutto dalle posizioni formali che richiedano qualche forma di ordinazione. Le Chiese Cattolica e Ortodossa orientale, e molte confessioni protestanti conservatrici asseriscono oggi che solo gli uomini possono prendere gli ordini – come clero e diaconi.

Alcuni autori cristiani del diciannovesimo secolo iniziano a codificare sfide alla visione tradizionale delle donne sia nella chiesa che nella società. Solo dagli anni ’70 un maggior numero di punti di vista diversi sono stati formalizzati.

Vi sono quattro principali punti di vista nel dibattito moderno. Sono conosciuti rispettivamente come:
1. Femminismo cristiano. Un movimento che ha un impatto profondo su tutta la vita, sfidando alcune tradizionali interpretazioni cristiane fondamentali delle Scritture riguardo ai ruoli delle donne.
2. Egualitarismo cristiano. L’interpretazione delle Scritture fatta dagli Egualitaristi cristiani li porta alla conclusione che il comportamento e gli insegnamenti di Gesù, affermati dall’apostolo Paolo, abolivano i ruoli specifici maschile e femminile sia nella chiesa che nel matrimonio.
3. Complementarismo. I Complementariani credono che Dio creò gli uomini e le donne tali da essere uguali per personalità e valore, ma diversi per ruolo. Essi interpretano l’insegnamento della Bibbia nel senso che Dio creò gli uomini e le donne per rivestire ruoli diversi nella chiesa e in casa.
4. Il Patriarcato biblico afferma l’uguaglianza di uomini e donne, ma va oltre nella sua espressione dei ruoli distinti per uomo e donna. Esso afferma che “un marito e padre è il capofamiglia, colui che guida la famiglia, provvede al suo mantenimento e la protegge” e che la sfera di dominio stabilita da Dio e propria di una moglie è la famiglia e tutto ciò che riguarda la casa”.

II. LA DIGNITÀ DELLA DONNA SECONDO IL BEATO GIOVANNI PAOLO II

La dignità della donna è strettamente collegata con l’amore che ella riceve a motivo stesso della sua femminilità ed altresì con l’amore che a sua volta dona. Viene così confermata la verità sulla persona e sull’amore. Circa la verità sulla persona, si deve ancora una volta ricorrere al Concilio Vaticano secondo: “L’uomo, il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa, non può ritrovarsi pienamente se non mediante un sincero dono di sé. Questo riguarda ogni uomo, come persona creata a immagine di Dio, sia uomo che donna. L’affermazione di natura ontologica qui contenuta indica anche la dimensione etica della vocazione personale. La donna non può ritrovare se stessa se non donando l’amore agli altri.

Sin dal “principio” la donna – come l’uomo – è stata creata e “posta” da Dio proprio in questo ordine dell’amore. Il peccato delle origini non ha annullato questo ordine, non lo ha cancellato in modo irreversibile. Lo provano le parole del Protoevangelo (cf. Gn 3, 15). Nelle presenti riflessioni abbiamo osservato il posto singolare occupato dalla” donna” in questo testo chiave della rivelazione. Occorre inoltre rilevare come la stessa Donna, che giunge ad essere “paradigma” biblico, si trovi anche nella prospettiva escatologica del mondo e dell’uomo espressa dall’Apocalisse. È “una donna vestita di sole”, con la luna sotto piedi, e una corona di stelle sopra il capo. (cf. Ap 12, 1). Si può dire: una Donna a misura del cosmo, a misura di tutta l’opera della creazione. Nello stesso tempo essa “soffre le doglie e il travaglio del parto” (Ap 12, 2) come Eva “madre di tutti i viventi” (Gn 3, 20). Soffre anche perché “davanti alla donna che sta per partorire” (cf. Ap 12, 4) si pone “il grande drago … il serpente antico” (Ap 12, 9), conosciuto già dal Protoevangelo: il Maligno, “padre della menzogna” e del peccato (cf. Jn 8, 44). Ecco: il “serpente antico” vuole divorare “il bambino”. Se vediamo in questo testo il riflesso del Vangelo dell’infanzia (cf. Mt 2, 13-16), possiamo pensare che, nel paradigma biblico della Donna, viene inscritta, dall’inizio sino al termine della storia, la lotta contro il male e il Maligno. Questa è anche la lotta per l’uomo, per il suo vero bene, per la sua salvezza. La Bibbia non vuole dirci che proprio nella “donna”, Eva – Maria, la storia registra una drammatica lotta per ogni uomo, la lotta per il suo fondamentale “si” o “no” a Dio e al suo eterno disegno sull’uomo?

Se la dignità della donna testimonia l’amore, che essa riceve per amare a sua volta, il paradigma biblico della “donna” sembra anche svelare quale sia il vero ordine dell’amore che costituisce la vocazione della donna stessa. Si tratta qui della vocazione nel suo significato fondamentale, si può dire universale, che poi si concretizza ed esprime nelle molteplici “vocazioni” della donna nella Chiesa e nel mondo.

La forza morale della donna, la sua forza spirituale si unisce con la consapevolezza che Dio le affida in modo speciale l’uomo, l’essere umano. Naturalmente, Dio affida ogni uomo a tutti e a ciascuno. Tuttavia, questo affidamento riguarda in modo speciale la donna – proprio a motivo della sua femminilità – ed esso decide in particolare della sua vocazione.

Attingendo a questa consapevolezza e a questo affidamento, la forza morale della donna si esprime in numerosissime figure femminili dell’Antico Testamento, dei tempi di Cristo, delle epoche successive fino ai nostri giorni.

La donna è forte per la consapevolezza dell’affidamento, forte per il fatto che Dio “le affida l’uomo”, sempre e comunque, perfino nelle situazioni di discriminazione sociale in cui essa può trovarsi. Questa consapevolezza e questa fondamentale vocazione parlano alla donna della dignità che riceve da Dio stesso, e ciò la rende “forte” e consolida la sua vocazione.

In questo modo, la “donna perfetta” (cf. Pr 31, 10) diventa un insostituibile sostegno e una fonte di forza spirituale per gli altri, che percepiscono le grandi energie del suo spirito. A queste donne “perfette” devono molto le loro famiglie e talvolta intere nazioni. Nella nostra epoca, i successi della scienza e della tecnica permettono di raggiungere in grado finora sconosciuto un benessere materiale che, mentre favorisce alcuni, conduce altri all’emarginazione. In tal modo, questo progresso unilaterale può comportare anche una graduale scomparsa della sensibilità per l’uomo, per ciò che è essenzialmente umano. In questo senso, soprattutto i nostri giorni attendono la manifestazione di quel “genio” della donna che assicuri la sensibilità per l’uomo in ogni circostanza: per il fatto che è uomo! E perché “più grande è la carità” (1 Cor 13, 13).

Pertanto, un’attenta lettura del paradigma biblico della “donna” – dal libro della Genesi fino all’Apocalisse – conferma in che consistono la dignità e la vocazione della donna e ciò che in esse è immutabile e non perde attualità, avendo il suo “ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso; ieri, oggi e nei secoli”. Se l’uomo è affidato in modo speciale da Dio alla donna, questo non significa forse che da lei Cristo si attende il compiersi di quel “sacerdozio regale” (1 Pt 2, 9), che è la ricchezza da lui data agli uomini? Questa stessa eredità Cristo, sommo ed unico sacerdote della nuova ed eterna alleanza e sposo della Chiesa, non cessa di sottomettere al Padre mediante lo Spirito Santo, perché Dio sia “tutto in tutti” (1 Cor 15, 28).

III. UN AFFRESCO DELLA CONDIZIONE DELLA DONNA NEL MONDO

A) LE DONNE NELLA SFERA DELLO SVILUPPO

Nelle aree in via di sviluppo dominate da una cultura non occidentale, le donne rimangono più o meno soggiogate, ed in alcuni paesi sono private di qualsiasi diritto umano. Sfruttamento e abuso delle donne, compresa la violenza vera e propria, sono considerati accettabili in paesi dove le donne hanno uno stato sociale inferiore per tradizione o per legge. La violenza contro le donne e le ragazze è un diretto corollario del loro stato subordinato nella società. Le culture primitive hanno credenze, norme, e istituzioni sociali che legittimano e quindi perpetuano la violenza sulle donne.

1. Negazione dei Diritti di Proprietà

La violenza vera e propria non è la sola forma di assoggettamento diretta contro le donne. Lo studio del Fondo per lo Sviluppo delle Donne delle Nazioni Unite (UNIFEM) La Terra delle Donne e i Diritti di Proprietà in Situazioni di Conflitto e Ricostruzione (2001) documenta l’assoggettamento economico che risulta dall’assenza di diritti di proprietà per le donne (i dettagli dei risultati di questa relazione sono discussi più avanti). L’accesso alla terra è cruciale in molti paesi africani dove l’agricoltura di sussistenza è la fonte principale di sostentamento. In tali paesi, compresi il Kenya, la Liberia, il Ruanda, il Ghana, la Tanzania, e lo Zambia, le donne generalmente perdono la terra quando rimangono vedove perché il loro diritto alla terra è fondato sul loro matrimonio. Secondo il diritto consuetudinario, esse ottengono l’accesso alla terra dei loro mariti attraverso il matrimonio, ma non acquisiscono diritti di proprietà. Quando non sono sposate, hanno accesso alla terra dei loro genitori fin tanto che questi sono vivi. Le donne in questi paesi possono ereditare la terra dei loro padri solo in assenza di eredi maschi, e anche in quel caso la loro eredità rischia di essere contestata da altri parenti maschi. In teoria, le donne possono possedere beni secondo la legge civile formale.

L’accesso alla terra implica l’accesso all’acqua, che è una risorsa inestimabile nelle società rurali. Le donne in queste società hanno la responsabilità di portare l’acqua per uso domestico e agricolo, impiegando in media otto ore di strada verso e da una sorgente d’acqua, raccogliendo l’acqua e portandola indietro. Per far crescere un chilo di grano servono un migliaio di litri d’acqua. Benché una donna possa portare fino a quindici litri per viaggio, naturalmente non è abbastanza. Per molte donne, la vita è imperniata sul compito di andare a prendere l’acqua, che è cruciale per la sopravvivenza delle loro famiglie. Il diritto consuetudinario nelle società africane considera l’andare a prendere l’acqua come un lavoro strettamente femminile, denigrante per un uomo. In alcuni posti, ad un uomo è proibito perfino aiutare una donna a recuperare l’acqua. Lo stato sociale di chi porta l’acqua è considerato pari a quello del bestiame. Quando l’accesso di una donna all’acqua è limitato a causa della distanza, di impedimenti temporali o malattia, ella deve usare acqua di bassa qualità. Sfortunatamente, l’80 per cento di tutte le malattie nei paesi sottosviluppati sono trasmesse da acqua contaminata, così che fare ricorso a fonti d’acqua di bassa qualità costituisce una seria minaccia per la salute.

2. Delitti d’Onore

La legge islamica incoraggia i delitti d’onore nei paesi musulmani e, occasionalmente, tra gli immigrati musulmani nei paesi occidentali. Fra le donne che disonorano la famiglia sono comprese le vittime di stupro, le donne sospettate di relazioni sessuali prematrimoniali, e le donne accusate di adulterio. Secondo il rapporto UNIFEM La Violenza contro le Donne: Fatti e Cifre, ogni anno più di mille donne vengono uccise in Pakistan per aver disonorato le loro famiglie. Uno studio del 2002 su donne uccise ad Alessandria d’Egitto, indica che il 47 per cento di loro sono state uccise da un parente dopo essere state violentate. In Giordania e in Libano, dal 70 al 75 per cento degli autori di questi cosiddetti delitti d’onore sono i fratelli delle donne.

3. Dote – Sottomissione correlata

L’Asian Observer nel 2002 riferiva che in India la pratica della dote è prevalente in tutti i gruppi socio-economici. La famiglia di una giovane donna deve pagare una dote per evitare lo stigma di avere una figlia nubile. La dote è considerata come il contributo della sposa al matrimonio perché è improbabile che ella abbia un impiego retribuito. La dote generalmente è pagata a favore dello sposo o della sua famiglia. In alcuni casi, viene considerata come eredità della moglie, ed i beni patrimoniali sono intestati a suo nome, ma una volta sposata, ella può perdere il controllo su tali beni. Anche quando viene pagata la dote, i suoceri possono continuare a ricattare la sua famiglia per ulteriori pagamenti e ucciderla se le loro richieste non vengono soddisfatte. A volte delle giovani mogli sono spinte al suicidio dalla pressione di tale ricatto. Gli omicidi collegati alla dote accadono prevalentemente nell’Asia meridionale. Secondo il rapporto UNIFEM La Violenza Contro le Donne, ogni anno in India si stimano quasi 15 mila morti per ragioni di dote, la maggior parte in incendi in cucina, progettati in modo da apparire incidenti.

Il pesante costo di dover fornire una dote fa sì che molti genitori preferiscano i figli maschi alle femmine. La spesa di una dote rende un figlio un bene e una figlia un debito. Fra i risultati c’è stata una proliferazione di infanticidi di femmine e aborti selettivi. Nel 2005, Il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite riferiva che la proporzione di femmine nella fascia d’età da 0 a 6 anni è diminuita precipitosamente. L’infanticidio di bambine “resta largamente incensurato, ignorato, impunito, e non compianto.” Secondo l’Asian Observer, i genitori sono incoraggiati da medici indegni che commercializzano le loro prestazioni abortive con l’affermazione che 6.000 rupie (($122) pagate oggi per abortire un feto femminile sono più convenienti che pagare molto di più in seguito per la dote.

4. Mancanza di Protezione Legale

La differenza fra il diritto consuetudinario e quello formale, sia riguardo alla proprietà della terra, che ai delitti d’onore, o a causa della dote, lasciano le donne senza aiuto e confuse sui loro effettivi diritti. Dice Isha Dyfan, legale e avvocato delle donne della Sierra Leone: “Prima, c’è la legge coloniale e poi la legge consuetudinaria, e anche la legge musulmana nel nostro sistema. Per le donne, e anche per i legali, questa proliferazione di leggi è come un campo minato, e li scoraggia davvero dall’affrontare il sistema legale”.

Secondo il rapporto UNIFEM, Donne, Guerra e Pace, le vestigia della legge coloniale non sono necessariamente più progressiste della legge consuetudinaria indigena. Nel Mozambico, la legge coloniale portoghese considerava l’uomo il capofamiglia. Nella Repubblica Democratica del Congo, la legge coloniale belga chiede alle donne sposate di ottenere il permesso dei loro mariti prima di intraprendere un’azione legale. La confusione sullo status delle donne, comunque, non è limitata all’Africa o all’India. In Guatemala, un articolo di legge stabilisce l’uguaglianza dei coniugi nei matrimoni civili, mentre altri articoli dichiarano che il marito è il rappresentante della famiglia. Inoltre, poiché la maggior parte delle coppie maya vivono insieme in matrimoni di fatto, la legge del Guatemala non può essere applicata alla loro situazione. Nei paesi asiatici come il Buthan, il Burma e il Nepal, i contrasti socioculturali e religiosi impediscono l’attuazione di riforme legali, e le donne non possono avere i vantaggi di nuove opportunità accordate loro da tali riforme. Esse o ignorano tali riforme o sono incapaci di superare le norme tradizionali nelle quali sono state allevate.

5. Sfruttamento di Ragazze Minorenni

Nel marzo del 2001, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia diffuse un rapporto che evidenziava il proseguire dell’usanza di maritare ragazze minorenni, interrompendo nei fatti le loro possibilità di avere un’educazione scolastica. Un caso estremo è il Nepal, dove il 7 per cento delle ragazze vengono maritate prima di raggiungere i dieci anni, e il 40 per cento prima dei quindici. Nella Repubblica Democratica del Congo, nel Mali, nel Niger, nel Bangladesh, e in altri paesi, larghe percentuali di ragazze sono maritate prima del loro diciottesimo compleanno. Il problema è così acuto per via dei numerosi rischi dovuti a complicazioni correlate alla gravidanza per giovani che non sono ancora psicologicamente pronte ad aspettare un bambino. Secondo la relazione delle Nazioni Unite, la morte da gravidanza è una delle cause principali di mortalità fra le ragazze dai quindici ai diciannove anni. Matrimonio precoce e gravidanza non sono i soli rischi per le minorenni. Nel Sud-est asiatico molte ragazze sono vendute per prostituirsi dalle loro famiglie povere.

B) IL CONTRASTO OCCIDENTALE

Fin dai primi giorni della rivoluzione industriale le donne in Europa e in Nord America hanno fatto progressi considerevoli verso l’uguaglianza con gli uomini, benché molto rimanga ancora da fare. Naturalmente, l’industrializzazione dei paesi occidentali all’inizio non aveva migliorato lo status delle donne, ma le aveva degradate anche di più, sfruttando loro e i loro figli nelle fabbriche come manodopera a buon mercato. Nella precedente cultura agraria relativamente prospera le donne avevano lavorato su un piano di quasi parità con gli uomini ed avevano acquisito competenze in molte occupazioni. Le famiglie erano ancora “unità di produzione”, e alle donne era riconosciuto di contribuirvi in modo sostanziale con la loro parte. Il sistema della fabbrica cambiò tutto ciò distruggendo la famiglia patriarcale tradizionale con il suo nucleo familiare esteso e dando alla gente compiti specializzati monotoni dietro macchine perpetuamente in movimento. Le donne e i bambini furono, comunque, pagati molto meno degli uomini per tale lavoro, e così il loro “valore” economico si abbassò. Ci vollero molte decadi di battaglie prima che la sindacalizzazione e la riforma legale mettessero fine alla più grossolana forma di questa discriminazione.

Allo stesso tempo, le donne delle classi medie ed alte furono sempre più confinate a casa con poco da fare tranne che avere cura dei loro bambini. I loro mariti non lavoravano più in casa, ma erano assenti la maggior parte della giornata. Queste donne inattive spesso assumevano il ruolo di fragili, sensibili creature che soffrivano di “isterismi” e svenivano in ogni situazione “indelicata”. D’altra parte, molte di loro iniziarono anche a diventare critiche sulla propria posizione nella società. Trovarono il tempo di dedicarsi a varie religioni e cause morali ed iniziarono anche ad interessarsi all’abolizionismo e al movimento per i diritti delle donne. Infine, sia le donne della classe operaia che quelle della borghesia insistettero per il cambiamento e contribuirono al successo del femminismo. Questo successo non è ancora totale, e, come tutti sappiamo, anche nei paesi industrializzati le donne continuano a lottare per l’uguaglianza dei diritti. Oggi, comunque, in aggiunta alle questioni economiche, sono venuti in primo piano anche problemi di autodeterminazione sessuale.

Si deve ricordare, naturalmente, che le donne relativamente emancipate e ricche dell’Europa e del Nord America sono solo una piccola minoranza delle donne nel mondo oggi. Nel diciannovesimo e ventesimo secolo, le donne hanno raggiunto un progresso significativo nelle aree economicamente progredite dominate dalla cultura occidentale, compresi il Nord America, l’Europa e l’Australia.

In contrasto con le condizione terribili delle donne nei paesi in via di sviluppo, la condizione delle donne nei paesi occidentali adesso è di rilievo. Le giovani donne negli Stati Uniti e in Europa hanno le stesse probabilità dei loro coetanei di ottenere un diploma universitario. Inoltre, questi diplomi universitari non sono limitati alle occupazioni tradizionali femminili, come l’insegnamento e la professione d’infermiera. Le donne si iscrivono in numero crescente nelle scuole di giurisprudenza e medicina. Nell’anno 2000, le donne rappresentavano il 47 per cento degli studenti nelle scuole di giurisprudenza negli Stati Uniti, e il 42 per cento degli avvocati di gratuito patrocinio e difensori pubblici negli Stati Uniti sono donne. In Gran Bretagna, le donne costituiscono il 60 per cento degli studenti delle scuole di medicina, fino al 70 per cento in alcune università. Un terzo delle lauree in giurisprudenza, medicina e scienze economiche e commerciali nel Nord America e nell’Europa occidentale è oggi assegnato a donne. Conseguentemente, la rappresentanza femminile in cariche pubbliche in queste parti del mondo è salita in maniera molto consistente (Spain and Bianchi 1996, 76). Secondo l’US Department of labor Women’s Bureau (2006), il 38 per cento delle donne lavoratrici negli Stati Uniti nel 2005 aveva posizioni manageriali e professionali, e il 23 per cento degli amministratori delegati erano donne.

Con la libertà economica e la spinta all’uguaglianza per le donne, c’è stato un impatto considerevole sul modello tradizionale familiare, in cui l’uomo è il sostegno economico della famiglia e la donna colei che se prende cura. Secondo il Censimento U.S. 2000, quasi una su tre mogli lavoratrici guadagna più di suo marito, e un padre su quattro provvede alla cura dei figli mentre la madre è al lavoro. Secondo Il Primo Secolo Misurato, uno studio dei cambiamenti sociali negli Stati Uniti durante il ventesimo secolo, le donne hanno fatto progressi in ogni aspetto della propria vita. Nel 1924 l’87 per cento delle donne sposate trascorreva quattro o più ore al giorno in faccende domestiche. Dal 1977, il numero equivalente era il 43 per cento. Nel 1999, era crollato al 14 per cento.

Con il diminuire del tempo e dello sforzo richiesti per i lavori domestici, le donne sposate non avevano più bisogno di rimanere a casa. Mentre l’impiego delle donne sposate di solito gettava discredito sulla capacità di guadagno dei loro mariti, tale implicazione non si presenta oggi. Non ci si aspetta più che i mariti guadagnino abbastanza da sostenere mogli e figli, e ci si aspetta che le donne sposate condividano il peso di sostenere il mantenimento delle loro famiglie. Inoltre, poiché le donne hanno ottenuto un’educazione maggiore, i loro lavori sono evoluti in carriere a tempo pieno, senza intervalli per allevare i loro bambini. Queste madri lavoratrici hanno creato l’esigenza di strutture per i loro figli. Molte madri hanno aperto strutture di servizi per l’infanzia in cui si prendono cura dei propri figli e sono pagate per accudire altri bambini. Essendo diventato il matrimonio un bisogno economico meno urgente per le donne, esse lo hanno rinviato per portare avanti i propri studi o per avviare la propria carriera.

C) LE DONNE IN UNA SOCIETÀ GLOBALIZZATA

Oggi le donne sono prese tra le due forze confliggenti della globalizzazione e dei movimenti di rivendicazione sociale. La pressione della globalizzazione le spinge fuori dai villaggi dentro le fabbriche e le zone di produzione per l’esportazione, rompendo i vecchi modelli di subordinazione ed isolamento femminile. I patriarchi locali, perdendo potere economico e politico davanti alle forze globali, vedono questa rottura della famiglia tradizionale come l’aspetto più allarmante della globalizzazione, il luogo in cui devono riaffermare il controllo per non perdere tutto. Le donne sono prese in una intollerabile contraddizione, spinte allo stesso tempo in avanti verso un futuro di commercializzazione e indietro in un passato tradizionale. Ovunque la globalizzazione sta producendo una voragine sempre maggiore fra i ricchi e i poveri, con le donne e i bambini che costituiscono una sproporzionata percentuale della seconda categoria. Questo è vero non solo in Africa, Asia e America Latina, ma anche tra i poveri, nelle minoranze e fra le popolazioni di immigrati del Nord America ed Europa.

IV. IL DIRITTO DELLE DONNE: LA SUA STORIA NELLA STORIA

Il supporto delle Nazioni Unite ai diritti delle donne è iniziato con la Carta costitutiva dell’Organizzazione. Fra i propositi delle Nazioni Unite dichiarati nell’Articolo 1 della sua Carta c’è “Realizzare la cooperazione internazionale … per promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzioni di razza, sesso, lingua o religione”.

Entro il primo anno delle Nazioni Unite, il Consiglio Economico e Sociale stabilì la sua Commissione sullo Status delle Donne, come principale organo politico globale dedicato esclusivamente all’uguaglianza dei sessi e al progresso delle donne. Fra i suoi primi risultati ci fu garantire un linguaggio di genere neutro nella bozza della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

La Dichiarazione decisiva, adottata dall’Assemblea Generale il 10 dicembre 1948, riafferma che “Tutti gli esseri umani sono nati liberi e uguali per dignità e diritti” e che “a tutti spettano tutti i diritti e le libertà esposte in questa Dichiarazione, senza distinzioni di nessun tipo, come la razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, … la nascita o altri status”.

Quando il movimento femminista internazionale iniziò a prendere slancio durante gli anni settanta, L’Assemblea generale dichiarò il 1975 come l’Anno Internazionale della Donna, e organizzò la prima Conferenza Mondiale sulle Donne, tenuta a Città del Messico. Su esortazione della Conferenza, successivamente dichiarò gli anni 1976-1985 come La Decade delle Donne delle Nazioni Unite, e stabilì un Fondo Volontario per la Decade.

Nel 1979, l’Assemblea Generale adottò la Convenzione per l’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Contro le Donne ((CEDAW), che è spesso definita una Carta Internazionale dei Diritti delle Donne. Nei suoi 30 articoli, la Convenzione definisce esplicitamente la discriminazione contro le donne e stabilisce una serie di misure di azione nazionale per porre fine a tale discriminazione. La Convenzione individua la cultura e la tradizione come forze che influenzano il formarsi di ruoli sessuali e relazioni familiari, ed è il primo trattato sui diritti umani ad affermare i diritti di riproduzione della donna.

Cinque anni dopo la conferenza di Città del Messico, una seconda Conferenza mondiale sulle donne si è tenuta a Copenhagen nel 1980. Il conseguente programma d’azione chiese misure nazionali più decise per garantire la proprietà e il controllo della proprietà delle donne, così come progressi nei diritti delle donne riguardo al diritto ereditario, la custodia dei figli e la perdita di nazionalità.

Nel 1985, la Conferenza Mondiale per Esaminare e Valutare le Realizzazioni della Decade per le Donne delle Nazioni Unite: Uguaglianza, Sviluppo e Pace, fu convocata a Nairobi. Fu convocata in un momento in cui il movimento per l’uguaglianza dei sessi aveva ottenuto finalmente un riconoscimento globale, e 15.000 rappresentanti di organizzazioni non governative (NGO) parteciparono in un Forum parallelo delle Organizzazioni Non Governative. Evento che molti descrivono come “la nascita del femminismo globale”. Realizzando che gli obiettivi della Conferenza di Città del Messico non erano stati raggiunti adeguatamente, i 157 governi partecipanti adottarono le Strategie per il futuro di Nairobi per l’anno 2000. Esso iniziava dichiarando che tutti i diritti sono anche diritti delle donne.

Un primo risultato della Conferenza di Nairobi fu la trasformazione del Fondo Volontario per la Decade UN delle donne nel Fondo di Sviluppo per le Donne delle Nazioni Unite (UNIFEM, adesso parte delle Donne delle Nazioni Unite).

La Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne, tenuta a Beijing nel 1995, ha fatto un passo avanti rispetto alla Conferenza di Nairobi. La Piattaforma di Azione di Beijing ha affermato i diritti delle donne come diritti umani e si è impegnata ad azioni specifiche per garantire il rispetto di quei diritti. Secondo la Divisone per le Donne delle Nazioni Unite nella sua analisi delle quattro Conferenze Mondiali:
“La trasformazione fondamentale che ebbe luogo a Beijing fu la ricognizione della necessità di spostare il focus dalle donne al concetto di genere, riconoscendo che l’intera struttura della società, e tutte le relazioni fra uomini e donne al suo interno, dovevano essere rivalutate. Solo attraverso una tale fondamentale ristrutturazione della società e delle sue istituzioni le donne avrebbero potuto essere completamente autorizzate a prendere il loro posto legittimo come partners uguali agli uomini in tutti gli aspetti della vita. Questo cambiamento rappresentò una forte riaffermazione che i diritti delle donne erano diritti umani e che l’uguaglianza dei sessi era un problema di interesse universale, che avrebbe giovato a tutti.”

A seguito della Dichiarazione del Millennio nel Summit del Millennium del settembre del 2000, le questioni sulle distinzioni sessuali furono integrate in molti dei successivi Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG) – ed esplicitamente nell’Obiettivo n. 3 (“Promuovere l’uguaglianza dei sessi e dare potere alle donne”) e l’Obiettivo n. 5 (“Ridurre di tre quarti le ragioni della mortalità materna”). Il sistema delle Nazioni Unite si è mobilitato per raggiungere questi obiettivi.

Nell’ottobre del 2000, il Consiglio di Sicurezza all’unanimità ha adottato una risoluzione iniziale sulle donne, la pace e la sicurezza. La Risoluzione 1325 incoraggia gli Stati Membri ad aumentare la rappresentanza delle donne a tutti i livelli del prendere decisioni per la prevenzione, la gestione e la risoluzione di conflitti. Essa esorta il Segretario Generale a nominare più donne come sue speciali rappresentanti ed inviate, e ad ampliare il ruolo e il contributo delle donne nelle operazioni delle Nazioni Unite sul campo.

Il Consiglio ha fatto appello a tutti gli attori coinvolti nella negoziazione ed applicazione di trattati di pace ad adottare una prospettiva di genere. Ha anche fatto appello a tutte le parti in conflitto armato a prendere speciali misure per proteggere donne e fanciulle dalla violenza basata sulla distinzione sessuale e tutte le altre forme di violenza che si verificano in situazioni di conflitto armato. Queste raccomandazioni sono state successivamente sviluppate nella Risoluzione 1820 (del 2008) e nelle Risoluzioni 1888 e 1889 (del 2009). Nell’ottobre del 2010 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha segnato il decimo anniversario della adozione della risoluzione 1325.

Nel febbraio 2010, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha annunciato la nomina di Margot Wallström della Svezia come sua Speciale Rappresentante sulla Violenza Sessuale in Guerra. La signora Wallström ha esortato a cercare la responsabilità per le violenze di massa commesse nella Repubblica Democratica del Congo Orientale, dicendo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ciò avrebbe ‘costituito una svolta contro l’impunità.’ Il 2 luglio 2010, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato all’unanimità per creare un unico organismo delle Nazioni Unite incaricato di accelerare il progresso nell’ottenere l’uguaglianza dei sessi e il conferimento di poteri alle donne.

La nuova Entità delle Nazioni Unite per l’Uguaglianza fra i Sessi e il Conferimento di Poteri alle Donne – o UN Women – ha incorporato quattro delle agenzie e uffici mondiali dell’organismo: il Fondo di Sviluppo per le Donne delle Nazioni Unite (UNIFEM), la Divisione per il Progresso delle Donne (DAW), l’Ufficio del Consulente Speciale sulle Questioni di Genere e l’Istituto Internazionale di Ricerca e Formazione per il Progresso delle Donne delle Nazioni Unite (UN-INSTRAW).

Il 14 settembre 2010, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha annunciato la nomina di Michelle Bachelet, ex Presidente del Cile, come Sottosegretario Generale dell’UN Women.

L’organismo UN Women è diventato operativo il 1° gennaio 2011.

V. LE DONNE E I LORO DIRITTI OGGI

C’è stato un enorme progresso in termini di difesa dei diritti delle donne in alcune parti del mondo. In occasione del trentesimo anniversario del CEDAW l’Inter Press Service (IPS) ha fatto una lista di benefici che il trattato sui diritti delle donne ha procurato nel mondo, per esempio:
– Nel 2004 il Marocco ha dato alle donne maggiore uguaglianza e protezione dei loro diritti umani nel matrimonio e nel divorzio promuovendo un nuovo codice della famiglia.
– L’India ha accettato obblighi legali per eliminare la discriminazione contro le donne e le molestie sessuali sul luogo di lavoro, che costituiscono reato.
– In Camerun, la Convenzione viene applicata nelle Corti locali e le Supreme Corti del paese stanno prendendo decisioni miliari sull’uguaglianza dei sessi.
– Nel 2007 il Messico ha approvato una legge che prevede pene più severe per la violenza sulle donne.
– E la Commissione CEDAW in Austria nel 2007 ha adottato due procedure di reclamo per violenza domestica contro l’Austria.
– Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha anche rilevato che nella stessa organizzazione UN il numero delle donne in posti di livello superiore è aumentato del 40 per cento.
– “La Convenzione è stata usata per sfidare leggi discriminatorie, interpretare normative ambigue o dove la legge tace, per conferire diritti alle donne,” ha detto Navy Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.

D’altra parte, Margaret Chan attesta che: “Trenta anni dopo l’adozione della Convenzione per tutte Le Forme di Discriminazione contro le Donne (DECAW) molte ragazze e donne ancora non hanno uguali opportunità di realizzare diritti riconosciuti dalla legge. In molti paesi, le donne non hanno diritto di possedere beni o ereditare terra. L’esclusione sociale, i delitti d’“onore”, la mutilazione dei genitali femminili, la tratta delle donne aumentano le possibilità di malattia e morte durante tutto l’arco della vita.”

A) LE DONNE LAVORANO DI PIÙ MA SONO PAGATE DI MENO

Secondo l’Inter Press Service, “Su scala globale, le donne coltivano più della metà di tutto il cibo che viene coltivato. Nell’Africa sub-sahariana e nei Caraibi, esse producono fino all’80 per cento dei generi alimentari di prima necessità. In Asia, esse si occupano di circa il 50 per cento della produzione alimentare. In America Latina sono impegnate soprattutto nell’agricoltura di sussistenza, nell’orticultura, nell’allevamento di pollame, e nella conduzione di piccoli allevamenti di bestiame.” Eppure le donne spesso ricevono uno scarso riconoscimento per questo. Infatti, molte non vengono pagate. È molto difficile per queste donne raggiungere le risorse finanziarie per comprare le attrezzature, ecc., mentre molte società ancora non accettano, o realizzano, che c’è un cambiamento dei ruoli “tradizionali”.

B) FEMMINILIZZAZIONE DELLA POVERTÀ

La “femminilizzazione della povertà” è un fenomeno purtroppo in crescita. Fondamentalmente, sempre più sono le donne a soffrire una maggiore povertà.
Il professore di antropologia, Richard Robbin nota anche che: Contemporaneamente al fatto di produrre dal 75 al 90 per cento delle colture alimentari nel mondo, le donne sono anche responsabili della gestione domestica. Secondo le Nazioni Unite, in nessun paese al mondo gli uomini si avvicinano neppure lontanamente alle donne nella quantità di tempo spesa per i lavori domestici. Inoltre, malgrado gli sforzi dei movimenti femministi, le donne del centro [i paesi più ricchi, occidentali,] soffrono ancora sproporzionatamente, giungendo a quella che i sociologi chiamano la “femminilizzazione della povertà”, in cui due su tre adulti poveri sono donne. Lo slogan informale della decade delle Donne è diventato “Le donne fanno i due terzi del lavoro mondiale, ricevono il 10 per cento delle entrate del mondo e possiedono l’1 per cento dei mezzi di produzione.”

C) LE DONNE E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Molti dei fattori suddetti inoltre si combinano rendendo le donne più vulnerabili all’impatto del cambiamento climatico, come spiega il Fondo delle Nazioni Unite (UNFPA) (ndr: per il supporto delle popolazioni in crisi):
Le donne – in particolare quelle nei paesi poveri – saranno colpite diversamente dagli uomini. Esse sono fra le più vulnerabili al cambiamento climatico, in parte perché in molti paesi esse costituiscono la parte maggiore della forza lavoro agricola e in parte perché tendono ad avere accesso a minori opportunità di guadagnare reddito. Le donne si occupano della casa e della cura dei membri della famiglia, ciò che spesso limita la loro mobilità ed aumenta la loro vulnerabilità agli improvvisi disastri naturali dovuti alle condizioni atmosferiche. La siccità e le precipitazioni imprevedibili costringono le donne a lavorare più duramente per assicurarsi il cibo, l’acqua e l’energia per le proprie case. Le ragazze abbandonano la scuola per aiutare le madri in questi lavori. Questo circolo di privazione, povertà e ineguaglianza mina il capitale sociale necessario per affrontare efficacemente il cambiamento climatico.

CONCLUSIONE

Molto è stato scritto sulla condizione delle donne. Questo modulo per la Formazione Permanente offre uno spaccato di tutti i lavori e le ricerche fatte in questo campo particolare. C’è ancora molto lavoro da fare specialmente nell’ambito delle nostre attività pastorali e nella vocazione come frati su questo problema incombente e importante. Lasciatemi finire questo lavoro esprimendo la mia gratitudine alle nostre madri, sorelle, collaboratrici laiche con le parole del beato Giovanni Paolo II nella sua lettera alle donne pubblicata il 29 giugno 1995:

Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-consacrata, che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio, aiutando la Chiesa e l’intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti.

BIBLIOGRAFIA

1. Pagine Web:

http://www.wworld.org/publications/powerword2/3pebble.htm

ww.un.org

http://www.women-problems.com/women-issues/women-issues-around-the-world.asp

http://www.abanet.org/women/snapshots.pdf American Bar Association 2000. ABA Commission on Women in the Profession

http://www2.huberlin.de/sexology/ATLAS_EN/html/the_status_of_women_in_the_wor.html

http://en.wikipedia.org/wiki/Christian_Egalitarianism
http://en.wikipedia.org/wiki/Complementarianism

http://en.wikipedia.org/wiki/Christian_feminism

http://en.wikipedia.org/wiki/Christian_views_about_women – cite_note-Weinrich-11

“Women’s Roles in the Early Church”. Christian-thinktank.com. http://www.christian-thinktank.com/fem08.html. Retrieved 2010-11-19.

http://en.wikipedia.org/wiki/Biblical_patriarchy”The Tenets of Biblical Patriarchy”. Visionforumministries.org. http://www.visionforumministries.org/home/about/biblical_patriarchy.aspx. Retrieved 2010-11-19.

http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/religion/first/missions.html#letters
letters of Paul

2. Documenti della Chiesa , Le Lettere Apostoliche

Blessed John Paul II in his Letter to Women published on 29 June 1995:

Paolo VI, Discorso alle partecipanti al convegno nazionale del Centro femminile italiano, 6.12.1976: Insegnamenti di Paolo VI, XIV (1976).

John Paul II, Apostolic Letter “Mulieris Dignitatem”, On the Dignity and Vocation of Women on the Occasion of the Marian Year.

Vatican II Gaudium et spes (GS) 24 EV 1/1395.

the Appendix of the writings of St. Ambrose, In Apoc. IV, 3-4; PL 17, 876; Ps. Augustine, De symb. Ad catech. Sermo IV: PL 40, 661

3. Documenti del Governo

United Nations Development Fund for Women (UNIFEM). 2004. Women and Water. Al-A-Glance (April) available at http://www.unifem.org/about/facsheets.php?storyID=289.

UNIFEM.2005. Not a Minute More: Facts and Figures. New York.
Facing a changing world: women, population and climate , State of the World’s Population 2009, UNFPA, November 18, 2009.

Dr. Margaret Chan, Director-General, World Health Organization, Equal rights and opportunities for women and girls essential for better health, International women’s Day, March 8, 2010.

United Nations Children’s Fund (UNICEF). 2001. Early Marriage. Child Spouses. Florence: Innocenti Research Center.

Case Study 9: The Impact of the Reformation on Women in Germany Henry J. Cohn, University of Warwick, 2000

Rehn, Elizabeth and Ellen Johnson Sirleaf. 2002. Women, War and Peace. New York. UNIFEM

4. Altre Risorse:

Allen, Charlotte. “The Holy Feminine.” Journal of Religion, Culture, and Public Life, 1999. Online: http://www.firstthings.com/article.php3?id_article=3241

Bilezikian, Gilbert. Beyond Sex Roles (2nd ed.) Grand Rapids, Michigan: Baker, 1989

Carvel, John. 2002. Concern as Women Outnumber Men in Medical Schools. The Guardian, July 4.

Caplow, Theodore, Theodore Hicks and Ben J. Wattenberg. 2001. The First Measured Century. Washington, D.C.: American Enterprise Institute Press. Available at: http://www.pbs.org/fmc/book.htm.

Constitutions of the Servants of Mary . OSM Constitutions.

Fram Cohen Michelle, The Condition of Women in Developing and Developed Countries, The Independent Review, v. XI, n. 2, Fall 2006, ISSN 1086–1653, Copyright © 2006.

Grudem, Wayne , Evangelical Feminism and Biblical Truth, Multnomah, 2004, http://www.efbt100.com/

King, Karen L. “Women in Ancient Christianity: The New Discoveries.”
http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/religion/first/women.html

Koessler, John. “Wounds of a Friend: Complementarian.” Christianity Today June 2008, Vol. 52, No. 6.

MacDonald Margaret, “Reading Real Women Through Undisputed Letters of Paul” in Women and Christian Origins, ed. by Ross Sheppard Kraemer and Mary Rose D’Angelo (Oxford: University Press, 1999).

MacHaffie, Barbara J. Her story: women in Christian tradition. Fortress Press, 2006. ISBN 978-0-8006-3826-9

Piper John and Wayne Grudem (eds.) (1991), Recovering Biblical Manhood and Womanhood: A Response to Evangelical Feminism, Crossway 1991, ISBN 0891075860

Reddy, Shravanti. 2002. Ancient Practice of Dowry Perpetuates Violence against Women in India. Asia Observer, November 7.

Robbins Richard H., Global Problems and the Culture of Capitalism, (Allyn and Bacon, 1999).

Spain, Daphne and Suzanne M. Bianchi. 1996. Balancing Act: Motherhood, Marriage and Employment among American Women. New York: Rusell Stage Foundation.

van der Gaag Nikki, “Women: still something to shout about”, New Internationalist, Issue 270, August 1995, http://www.newint.org/issue270keynote.html

Wallace, Daniel B. “Junia among the Apsotles: The Double identification Problem in Romans 16:7.”

Weinrich, William, “Women in the History of the Church”, in John Piper and Wayne Grudem (eds.), Recovering Biblical Manhood and Womanhood, Crossway 1991.

0 Responses to “CON SANTA MARIA AFFRONTARE I PROBLEMI DELLA CONDIZIONE DELLA DONNA”



  1. Leave a Comment

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s




September 2012
M T W T F S S
« May   Oct »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

Enter your email address to subscribe to this blog and receive notifications of new posts by email.

Join 1,306 other followers

Blog Stats

  • 25,480 hits

%d bloggers like this: