La Madre gloriosa presenza di gioia nel cosmo

di Eliseo M. Grassi osm

Eremo «Le Stinche»

Panzano (FI)

Riparazione Mariana (3/2008)

Serve di Maria Riparatrici

Rit. Regina del cielo, rallegrati:
donna santissima, salve!
Che labbra potrebbero
intessere inni
per te, melodiosa
presenza nel cosmo
di gioia pasquale. Rit.
O luna, che sorgi
dal cuore dell’ombra,
il sole remoto
– il Cristo – riverberi
in cielo purissimo. Rit.
Icona splendente
del nostro futuro,
almeno tu gli occhi
vivissimi volgi
al canto devoto. Rit.
Bellezza altissima
e dolce, sorella,
tu fi ore intatto
di nostra radice,
accoglici teco. Rit.
Il Verbo creante
tuo fi glio, che esulta
col Padre e lo Spirito,
t’inondi di luce,
regina del cielo. Amen.

QUESTO inno – composto da Davide M. Montagna, frate dei Servi di Maria, per la Veglia dell’Assunta del 1980, musicato da Francesco M. Rigobello osm, l’anno seguente, e assai diffuso nell’ambito della Famiglia dei Servi – rappresenta una signifi cativa e ottima sintesi di quanto padre Davide scrisse riguardo al mistero dell’Assunzione di Maria1. Egli ha saputo parlare tanto e bene di santa Maria, con pudore da iniziato, sia come poeta che come mariologo. Uno scrivere della Vergine Madre sfrondato da ogni facile devozionalismo, dove, unendo il cuore e la ragione, nasceva il frutto che i teologi medioevali chiamavano: “intelletto d’amore”. E già questo non è cosa da poco ai nostri giorni. Vediamo ora di entrare in merito al testo e di annotare qualche rifl essione a mo’ di commento, utilizzando altri suoi testi.

«Regina del cielo, rallegrati»
Le parole del ritornello riecheggiano quelle del saluto che l’angelo rivolse a Maria al momento dell’Annunciazione del Signore. Ora però la ragazza di Nazaret possiede il titolo di Regina, che illustra la pienezza del suo destino di madre di Cristo, e vive in cielo accanto al Figlio risorto, Re della gloria. Tuttavia, non è mai distante e assente dal destino degli uomini sulla terra, tanto che il credente la supplica: «almeno tu gli occhi / vivissimi volgi / al canto devoto». Un segno fermo del cielo, fonte di gioia e di speranza per tutta l’umanità. Il suo rallegrarsi è anche il nostro. Altrove, infatti, l’autore le rivolge questa supplica: «La mèta luminosa del tuo destino terrestre rischiara anche il nostro, perché tu sei soltanto la prima dei salvati. Contro
ogni sconforto mondano, noi continuiamo a guardare avanti e in alto, lungo la scia melodiosa lasciata da te nella storia spirituale dell’umanità. Creatura totalmente liberata dai lacci della corruzione e preservata dal disfacimento, aiutaci a rendere ragione, ogni giorno, della nostra speranza, sedotti dall’inguaribile e santa utopia che la tua sarà anche l’assunzione di ognuno di noi, e già da ora»2.

«Che labbra potrebber
Le labbra sono la porta della parola che esce dall’intimo umano. Il fedele percepisce la sua totale inadeguatezza e incapacità a comporre inni adatti a descrivere la gioia e lo stupore dinanzi al prodigio di Maria, che ora è «melodiosa presenza nel cosmo di gioia pasquale». Cosmo signifi ca “mondo”, “universo”. Sostanzialmente l’uomo biblico lo considerava diviso su tre piani: il cielo, inteso come luogo di Dio; la terra,abitata dagli uomini;gli inferi, sede del regno dei morti e delle forze malefi che. Ebbene, la vicenda salvifi ca di Cristo li comprende tutti e tre. Egli, venuto dal Padre (il cielo), ha condiviso la natura umana sulla terra; dopo la sua morte, come ci ricorda la liturgia del sabato santo, è disceso agli inferi dove ha incontrato i nostri progenitori e gli antichi padri (Adamo ed Eva, i patriarchi, etc.). Anche a loro ha portato l’annuncio di salvezza e quindi è ritornato in cielo presso il Padre. Lei, Maria, in questo spazio che abbraccia cielo, terra e sottoterra, si mostra quale presenza, eco della gioia che è frutto della Risurrezione del Figlio.

«O luna, che sorgi»
Maria è paragonata alla luna che rifl ette la luce solare; ella ora rifl ette quella del sole-Cristo che, gloriosamente risorto, esulta insieme al Padre e allo Spirito (cf l’ultima strofa). Luna, sole, cielo, splendore: parole e segni, riferiti a santa Maria e a Cristo, dialogano fra loro in tutta la ricca simbologia che si evince dai testi biblici e liturgici della festa dell’Assunzione. Rapporti e simboli ripresi da Montagna in quest’inno della sera:

La terra che prega / noi siamo,
Signore; / la Vergine santa / la luna
che splende.
Ma il sole, Signore, / sei tu nella
notte, / sorgente segreta / di luce e
speranza.
Ognuno ti lodi / per sempre: alleluia!
3.

«Tu fi ore intatto di nostra radice»
Il mistero dell’Assunzione è indissolubilmente legato ad un altro mistero mariano, l’Immacolata Concezione. Maria, scrive Montagna, è la «zolla vergine della nuova creazione. Le sfi de decisive vengono dal futuro, ove maturano ‘cieli nuovi e terra nuova’. Superate tutte le nuove frontiere di umanità, almeno nelle intermittenze del desiderio, ci ritroviamo sempre di più, ognuno di noi, quali frammenti ricuperati di un cosmo, che geme per la redenzione definitiva e ci sollecita ad intervenire alle prove del melodioso concerto di tutte le creature. Potessimo, sorella assunta, attraversare la natura senza inquinarla, come aquiloni che volano nell’aria quieta del mattino, e iniziando a scrivere un vangelo di pace con ogni essere vivente». Parole impegnative alle quali seguiva la seguente risposta: «Con gioia, da oggi, anche noi ci impegniamo – come te, nostra prima sorella – ad offrirci nelle Chiese per un servizio sinfonico alla Creazione in via di compimento»4. Sintetizzando, per padre Davide la Vergine Madre assunta in cielo rivela una grande verità che dona gioia e speranza a tutta l’umanità. Maria mostra ad ogni uomo e donna a quale destino è chiamata l’esistenza umana. È un sicuro segno che rivela il sogno di Dio riguardo a questo corpo e a questo spirito, al cosmo intero. La fiduciosa speranza che tutti vivremo, secondo i tempi di Dio, il destino dell’Assunta, ci aiuta e ci sprona ad amare con forza e coraggio questi cieli e questa terra. Torniamo dunque ad amare la nostra carne (umanità) per non svilire la grande promessa, che Maria assunta in cielo ci ha mostrato. Concludo con questo frammento liturgico composto da Montagna proprio contemporaneamente all’inno da noi esaminato:

Domani l’Assunta.
Sogni verginali
e amorosi
dispiega a tratti
la notte:
vele rosse e bianche
per ripartire
domani5.

1 Testo e musica in: DAVIDE M. MONTAGNA, Carte
cordiali, V, (1997-1998), Libreria San Carlo,
Milano 1988, p. 213.
2 DAVIDE M. MONTAGNA, Supplica di lode e di
impegno a Santa Maria, in: Carte cordiali,
II, (1982-1988), op. cit., p. 215. Il testo della
“Supplica” è stato distribuito al termine della
Marcia della famiglia servitana che si è svolta
nella notte 10/11 maggio 1986 sul percorso Isola
Vicentina-Monte Berico (VI).
3 DAVIDE M. MONTAGNA, Carte cordiali, I,
(1964-1982), op. cit., p. 307.
4 DAVIDE M. MONTAGNA, Verso frontiere d’umanità
redenta e pacifi ca, in: Carte cordiali, IV, (1994-
1997), op. cit., p. 24-25. Il testo del “Messaggio”
è stato distribuito al termine della Marcia della
Famiglia servitana che si è svolta nella notte
13/14 maggio 1995 sul percorso Adria-Rovigo.
5 DAVIDE M. MONTAGNA, Carte cordiali, I,
(1964-1982), op. cit., p. 231.

1 Response to “La Madre gloriosa presenza di gioia nel cosmo”


  1. 1 Pharmb50 February 28, 2011 at 9:10 pm

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