Con santa Maria vivere la salvaguardia del creato

INTRODUZIONE

Il Segretariato per la Formazione Permanente, in collaborazione con il Segretariato per l’Evangelizzazione dei Popoli e Giustizia e Pace, ha preparato un documento formativo sul tema: Con santa Maria vivere la salvaguardia del creato (cf. CG 2007, n. 37a).

Fin dalla Seconda Guerra Mondiale e specialmente dal 1970 molti tentativi sono stati fatti da teologi e pensatori cristiani per riscoprire l’insegnamento della Bibbia sulla creazione e per sviluppare nuovi approcci nei confronti del “resto” del creato. C’è stato un “fiorire di eco-teologie”. Un gran numero di nuove intuizioni è stato acquisito negli ultimi decenni. All’inizio del nuovo millennio, l’Ordine è stato in costante dialogo con ogni frate, comunità e con il resto della Famiglia servitana rispetto a questo importante scopo. Molta letteratura è stata scritta, ed incontri organizzati per tenere i nostri confratelli aggiornati e informati, come parte della loro formazione integrale e permanente.

Rilevanti riflessioni e domande sono state poste a questo riguardo: Che cosa capiamo dalla Creazione? Come vediamo il nostro ruolo come esseri umani nel mondo creato? Le domande evocano una puntualizzazione urgente per rispondere adeguatamente all’attuale crisi ecologica. La Creazione è la conseguenza necessaria dell’amore di Dio – Creatore. Nella fede cristiana non è l’uomo e neppure la natura il centro della realtà – lo è Dio. In una conferenza tenuta nell’ultimo Convegno internazionale dell’UNIFAS (Rio de Janeiro, 7-14 luglio 2010), fra Clodovis M. Boff, O.S.M., ha fatto un’affermazione molto importante per una visione ecologica correttamente fondata: Dio è la misura di tutte le cose, dell’uomo come della natura. Essi esistono solo attraverso il Suo amore e per la Sua gloria e nella Sua gloria trovano compimento. E’ vero che la natura viene prima ed è più grande dell’uomo – per un verso la natura può esserci madre ma alla fine ci è sorella perché anche essa è stata creata da Dio. Qual è il legittimo posto dell’uomo nella creazione?Né in cima né in fondo – piuttosto al centro: tra Dio e il mondo, tra il Creatore e la creazione.

Quando Dio creò la terra, gli alberi, gli animali, gli uccelli… ci dicono le Scritture, “trovò che quello che aveva fatto era cosa molto buona.” Secondo il racconto sacerdotale della creazione (cf. Gn 1, 1 – 2, 4), Dio disse agli esseri umani: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra” (cf. Gn 1, 28). Dio affidò la sua creazione in custodia agli esseri umani, non per distruggerla, ma per avere il “dominio” di essa, cioè per “umanizzare” la terra. L’incarico dato accorda agli esseri umani la vocazione ad essere i responsabili amministratori di Dio sulla Terra e questo incarico dato deve essere esercitato conformemente al patto solenne da Lui stabilito. Gli esseri umani sono stati effettivamente investiti di un ruolo centrale che sono stati chiamati ad assumere: quindi gli esseri umani oggi hanno una speciale responsabilità nel contribuire alla riconciliazione fra tutte le cose, nell’ambito del problema dilagante della crisi ecologica.

In questi ultimi anni la crisi ecologica fa sorgere il problema della sopravvivenza. La consapevolezza che le forme di vita sono interdipendenti ha reso più profonda la nostra preoccupazione e ha fatto scaturire problemi etici circa gli effetti dell’attività umana sulla sopravvivenza degli esseri umani stessi e tutte le altre forme di vita organica.

I. STATO DEL PIANETA

Come possiamo rispondere all’attuale crisi ecologica? Nella nostra comprensione della natura ci sono stati cambiamenti fondamentali, inclusa la natura stessa degli esseri umani. Molta irreversibile distruzione ecologica è avvenuta già. Con il recente incremento ed incidenza di disastri naturali in tutto il mondo, si può semplicemente osservare che la situazione della terra sta cambiando in questi ultimi anni. Il verificarsi di terremoti, tsunami, inondazioni, eruzioni vulcaniche e cambiamento di clima possono attestarlo.
Il problema ecologico è un problema globale, proprio come noi siamo parte del problema; siamo anche parte della soluzione. Siamo chiamati a rispondere alle sfide odierne. Come valutare l’attuale “stato del pianeta” e intravvedere il suo futuro? L’educazione è uno strumento per sradicare la nostra povertà in termini di consapevolezza dei ricorrenti e attuali problemi ecologici. Come frati abbiamo bisogno di istruire noi stessi sullo stato attuale della Terra. Oggi, l’informazione è prontamente accessibile attraverso i moderni mezzi di comunicazione. Lo studio fatto dal Programma dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) per l’Ambiente è la prima base e risorsa di informazione:

1. OCEANI

Più di dieci miliardi di tonnellate di materie inquinanti scorrono negli oceani del mondo sotto forma di fango, argilla, acque di scolo, sali nutrienti, prodotti chimici velenosi, sostanze radioattive ecc. La maggior parte dei rifiuti mondiali sono scaricati nei mari in prossimità delle coste, il luogo che comprende la maggior parte delle acque in cui si pesca.

Nelle principali aree oceaniche della pesca, la maggior parte delle quali sono all’interno di zone economiche esclusive, si sta già usando un’alta percentuale della produzione primaria disponibile totale, che ammonta al 25 per cento delle aree “upwelling” (NDT: in cui le acque fredde di profondità più ricche di plancton risalgono alla superficie) e al 24–35 per cento negli “shelf systems” (NDT: pesca sulla piattaforma continentale), lasciando poca o nessuna possibilità per ulteriori crescite in queste aree di pesca più produttive (Pauly e Christensen,1995). Al contrario, il 70 per cento delle aree della pesca marittima è così pesantemente sfruttato che la riproduzione non può o può a stento sussistere.

Un effetto dei mutamenti prodotti dall’Oscillazione del Sud del Niño, forse aiutati dal riscaldamento globale, è l’imbiancamento dei coralli ed altri animali sui banchi di corallo tropicali. I banchi di corallo tropicali, che nutrono più del 25 per cento della vita marina, sono tra i più fragili ecosistemi del mondo. Se la loro distruzione continua allo stesso ritmo, il 70 per cento dei banchi corallini nel mondo morirà nei prossimi 40 anni ( il 27 per cento è già stato perduto ).

2. ACQUA

Mentre i negoziatori del clima continuano a riunirsi e a lavorare sodo per ridurre le emissioni di gas serra e mitigare i cambiamenti del clima, il resto del mondo sta imparando ad adattarsi agli impatti del clima sul terreno. Principalmente tali impatti sono in aumento per quello che riguarda l’acqua dolce: troppa, troppo poca, troppo all’improvviso.

Tali estremi saranno all’ordine del giorno, dal momento che nuovi modelli di precipitazioni e cambiamenti nella disponibilità di acqua dolce creano problemi alle forniture di tutto il pianeta. Il 40 per cento della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua potabile. L’80 per cento delle malattie in due terzi del mondo è in relazione con la scarsa acqua potabile e l’igiene. Oltre due milioni di persone, nella maggioranza bambini, muoiono a causa di malattie diarroiche collegate con i rifornimenti d’acqua inadeguati o non igienici. Benché questi scenari siano complessi e difficili da prevedere, alcuni sono già stati osservati e ci si aspetta che diventino ancora più evidenti nei decenni a venire.

3. DIGHE

La Commissione Mondiale sulle Dighe è un’organizzazione indipendente finanziata dalla Banca Mondiale per rivedere le prestazioni e fare raccomandazioni per la futura pianificazione dell’acqua e dei progetti energetici. Il rapporto finale evidenzia ampiamente il fatto che le grandi dighe hanno mancato l’obiettivo di produrre più elettricità, fornire più acqua e controllare in tal misura il danno provocato dalle inondazioni come i loro finanziatori proclamavano. Per di più, il rapporto dimostra che:
a) Le grandi dighe hanno strappato 40-80 milioni di persone dalle loro case e dalle loro terre, con un impatto che comprende un’estrema povertà economica, la disintegrazione delle comunità, e un incremento dei problemi della salute mentale e fisica. Comunità indigene, tribali e contadine sono state in particolare duramente colpite. Le popolazioni residenti a valle delle dighe hanno anche sofferto un incremento delle malattie e la perdita delle risorse naturali dalle quali dipendevano i loro mezzi di sussistenza.
b) Le grandi dighe causano grandi danni ambientali, inclusa l’estinzione di molti pesci ed altre specie acquatiche, enormi perdite di foreste, paludi e terreni coltivabili; e i benefici delle grandi dighe sono ampiamente andati a coloro che erano già benestanti mentre gli strati più poveri della società ne hanno sopportato i costi.

4. FORESTE PLUVIALI

Le popolazioni indigene, le cui risorse di sopravvivenza scompaiono con la distruzione delle foreste, abitano la maggior parte delle aree coperte dalle foreste pluviali. Nello stesso tempo la loro preziosa conoscenza delle piante e degli animali della foresta pluviale è perduta anch’essa.
Le foreste pluviali formano il più antico eco-sistema e contengono il 60 per cento delle specie di piante e animali. Un territorio vasto come la metà di S. Francisco contiene 545 tipi di mammiferi, 845 tipi di uccelli, 100 tipi di libellule, e 729 tipi di farfalle. 205 tipi di mammiferi, 845 tipi di uccelli e 10.000 varietà di piante diverse vivono nelle foreste pluviali in Costarica.
La foresta pluviale contiene una tale pletora di forme di vita che gli uomini non sono stati capaci di classificare né sono stati capaci di dare un nome a tutte. Molte specie stanno cominciando ad estinguersi senza che la loro esistenza sia stata neppure registrata. Le foreste tropicali forniscono tra il 25 per cento e il 40 per cento di tutti i prodotti farmaceutici. Tremila piante hanno proprietà anticancro; di esse, il 70 per cento vive nelle foreste pluviali.

5. DESERTIFICAZIONE

Il degrado del territorio ha interessato circa 1900 milioni di ettari di terreno in tutto il mondo. In Africa circa 500 milioni di ettari di territorio sono stati distrutti dal degrado del suolo, compreso il 65 per cento del terreno agricolo della regione. Il ritmo al quale il terreno arabile è andato perduto è in aumento ed attualmente è di 30–35 volte la percentuale storica. La perdita di potenziale produttività dovuta all’erosione del suolo in tutto il mondo si stima che sia equivalente a circa 20 milioni di tonnellate di grano per anno. E questo sta accadendo ovunque nel mondo, non solo in Africa o Asia.

6. BIO-DIVERSITÀ

Gli effetti delle attività umane sulla biodiversità sono aumentati in così grande misura che la percentuale delle estinzioni delle specie sta superando di centinaia o di migliaia di volte il valore di fondo naturale. Queste perdite sono portate dalla crescente domanda riguardo alle specie e al loro habitat, e il fallimento degli attuali sistemi di mercato nel valutare adeguatamente la biodiversità. I paleontologi riconoscono sei precedenti eventi di estinzione di massa durante l’ultimo mezzo miliardo di anni. Le ricerche sulla biodiversità concordano che siamo nel pieno della settima estinzione di massa. Il 25 per cento delle 4.630 specie di mammiferi e l’11 per cento di 9.675 specie di uccelli sono a “rischio significativo” di estinzione: il 20 per cento delle specie di acqua dolce sono scomparse o sono state portate verso l’estinzione negli ultimi decenni; 976 specie di alberi sono classificate come in pericolo di estinzione. Metà delle specie di piante e animali potrebbe essere estinta alla fine del ventunesimo secolo. Nel corso della storia sono state coltivate o raccolte 7000 specie di piante per l’alimentazione. Oggi solo 20 specie provvedono al 90 per cento del cibo nel mondo: mais, grano e riso ne forniscono più della metà.

7. LO STRATO DI OZONO

I clorofluorocarburi (CFC) contribuiscono per il 23 per cento ai gas-serra. Sono doppiamente pericolosi perché contribuiscono al riscaldamento globale e riducono lo strato di ozono. I CFC stanno aumentando nell’atmosfera nella percentuale del 7 per cento ogni anno. Lo strato di ozono si sta assottigliando su tutta la Terra ma si sta riducendo soprattutto intorno alle regioni polari. Lo strato di ozono nella stratosfera ( a circa 12-45 km dal suolo ) protegge la superficie terrestre dai dannosi raggi solari ultravioletti (UV-B). L’esposizione all’accresciuta radiazione di raggi UV-B sulla superficie della Terra ha come nota conseguenza il cancro della pelle e danni imprevedibili alle piante, alle alghe, alla catena alimentare e all’ecosistema globale.

8. IL RISCALDAMENTO GLOBALE

Il riscaldamento globale è oggi una delle questioni più critiche
La temperatura può salire fino a 5.8°C (10.4°F) durante questo secolo: gli ultimi dieci anni è stata di gran lunga la più calda mai registrata; e l’aumento della temperatura è stato maggiore nelle regioni polari e intorno alle città.

I gas-serra che sono stati relegati al sicuro nelle terre dei ghiacci eterni per millenni sono stati ora rilasciati per effetto del riscaldamento globale. I ghiacci eterni hanno agito come un serbatoio di carbonio, tenendo “sottochiave” il carbonio ed altri gas serra come il metano per migliaia di anni. Ma è evidente che le cose non stanno più così, e i ghiacci eterni in alcune aree hanno cominciato a rilasciare il carbonio. Gli effetti dei gas serra sull’atmosfera includono cambiamenti di clima che causano tifoni, uragani e inondazioni più terribili, oltre allo sbiancamento delle barriere coralline e lo scioglimento delle calotte polari.

Il livello del mare si è alzato durante lo scorso secolo tra i 10 e i 25 cm (3.9 e 10 in.) a causa dell’espansione termica degli oceani, e gli scienziati stimano che con la tendenza attuale si potrà alzare di 5 cm per decennio durante i prossimi 100 anni. Alcune stime suggeriscono che i livelli del mare si potrebbero alzare di quasi un intero metro verso l’anno 2.100.

Gli esseri umani e gli altri membri della comunità vivente stanno già soffrendo per i cambiamenti di clima. Le proiezioni scientifiche sottolineano l’ampiezza e la severità di questa sofferenza: stress da calore, incremento delle malattie tropicali diffuse dagli insetti, insicurezza alimentare ecc.
Comunque, non tutte le nazioni hanno contribuito egualmente al problema. Oltre l’80 per cento delle emissioni di CO2, che si sono accumulate nell’atmosfera negli ultimi 150 anni, sono venute dai paesi nordici più ricchi. Ma ad essere più duramente colpiti sono i paesi poveri e i piccoli stati insulari.

II. I SERVI DI MARIA E L’ECOLOGIA

Come Servi di Maria non possiamo restare indifferenti alla crisi ambientale intorno a noi. Dobbiamo rispondere all’aggressione molto seria che la Terra sopporta a causa dello sfruttamento selvaggio delle sue risorse. Questo sfruttamento mette l’esistenza stessa dell’umanità a rischio. L’avidità sfrenata potrebbe fare rischiare la morte all’intero pianeta. Dolorosi esempi di questa tragedia includono il riscaldamento globale, l’inquinamento, la privatizzazione delle risorse idriche, il degrado e la distruzione della foresta pluviale amazzonica.

Nella solitudine di Monte Senario, i nostri primi Padri rispettavano la natura e guardavano all’ambiente come a un dono di Dio (cf. L.O. 41). Ancor oggi, alcuni frati stanno promuovendo la responsabilità ecologica, altri stanno difendendo le risorse della Terra. Tutte le nostre comunità debbono unirsi a loro e crescere nell’amore e nel rispetto dell’ambiente. Possono fare questo abbracciando uno stile di vita sobrio, stando attenti nell’uso dell’acqua e dell’energia, e testimoniando contro il consumismo (CG 2007, n. 16).

Il nostro Ordine è sorto tra le forme di vita evangeliche-apostoliche che iniziarono nel tardo dodicesimo secolo e agli inizi del tredicesimo. San Francesco d’Assisi (+1226), proclamato patrono degli ecologisti da Giovanni Paolo II, è una forte ed originale figura di quell’epoca. La sua vita fu un ammirevole esempio di “genuino e profondo rispetto per l’integrità della natura”.

Il pensiero ecologico di san Francesco esercitò un’influenza salutare sugli altri movimenti religiosi simili al suo più o meno nello stesso periodo e nella stessa area. A questo proposito ci piace ricordare la storia di Monte Senario dove i nostri Primi Padri decisero di stabilirsi e diedero inizio alla nostra Famiglia. È una storia in cui l’ammirazione, il rispetto e la religiosa comprensione della natura sono elementi essenziali.

L’autore della Legenda descrive la sommità di Monte Senario in un modo che noi oggi potremmo chiamare di sensibilità ecologica. Egli dice: “Trovarono sulla cima una splendida zona pianeggiante, una sorgente d’acqua purissima da un lato, e tutt’intorno un boschetto d’alberi così ben disposto che potrebbe essere stato piantato dalla mano dell’uomo.” (Legenda de origine, 41). Secoli dopo, nel 1713, i boschi di pini sono ancora così fitti che fra Francesco Maria Poggi (+1720) nota con soddisfazione che “detti boschi” sono “pieni di folti pini piantati non a caso o senza alcun ordine, come in altri boschi” ma piuttosto allineati come “un esercito ben ordinato.” Questo si deve non al caso ma alle dettagliate e rigorose istruzioni trovate nelle Costituzioni degli Eremiti del Sacro Eremo, un testo ispirato da un reverenziale rispetto della natura:
“Il Padre Rettore e il Custode provvederanno al mantenimento del bosco dell’eremo facendo piantare ogni anno un buon numero di pini. Dal momento che nessuno è autorizzato a tagliare il bosco senza il permesso del Capitolo, per non rovinare l’attrattiva del luogo, chiunque taglia alberi verdi senza il permesso del Padre Rettore o del Capitolo digiunerà a pane e acqua, una volta per ogni albero”.

La frase in corsivo “per non rovinare l’attrattiva del luogo” statuisce la decisione di proibire l’abbattimento dei giovani alberi. L’amore della natura di Monte Senario passerà a tutti gli altri eremi fondati successivamente.

La Famiglia servitana nel suo zelo di continuare il dialogo che riguarda l’attuale crisi ecologica ha deciso nel corso della Settima Assemblea UNIFAS a Roma (14-17 maggio 2009) di celebrare il Sesto Convengo Internazionale della Famiglia servitana in Rio de Janeiro, Brasile (7-14 luglio 2010). Il Convegno ha discusso sull’argomento: “I Servi e la salvaguardia dell’ambiente.” Essa era incentrata sullo studio del sacro mistero della creazione come una totalità interconnessa – tutto il lavoro di Dio.

Il Convegno ha messo in rilievo nella Famiglia servitana la consapevolezza della necessità di proteggere l’opera di Dio, il Creatore. In linea con il carisma servitano della compassione, dobbiamo lavorare per limitare il degrado dell’ambiente e il suo impatto sui più poveri e i più vulnerabili. In questo modo possiamo ristabilire un corretto equilibrio nella creazione. Questo soggetto era particolarmente appropriato per un Convegno che si è tenuta in Brasile dove i Servi sono stati coinvolti per decenni nella lotta per preservare la foresta pluviale amazzonica e per difendere la vita e l’ambiente delle popolazioni indigene che vivono nella foresta.

III. CAMBIAMENTI DI PARADIGMA: VERSO UNO SVILUPPO DELLA COSCIENZA E SPIRITUALITÀ ECOLOGICA E LA RISPOSTA SERVITANA.

C’è stato un tempo in cui pensavamo che la crisi ecologica non fosse un problema serio per i paesi più poveri. Il vero problema, si supponeva, era circoscritto alla povertà e allo sfruttamento economico, e il problema ambientale era respinto come un “lusso” dei paesi industrializzati. Oggi realizziamo quanto sia urgente questo problema per i paesi ricchi come per quelli poveri – in effetti per il mondo intero La minaccia è alla vita in generale. C’è un bisogno urgente di vedere l’intera situazione in una nuova prospettiva per una più rinnovata e impegnata difesa e salvaguardia della vita.

1. GIUSTIZIA ECOLOGICA

La crisi ecologica dovrebbe essere vista come una questione di giustizia. La giustizia economica, cioè un rapporto giusto con l’ambiente, non è possibile in un mondo socialmente ingiusto. Un serio sforzo congiunto mirato a proteggere l’ambiente e a promuovere lo sviluppo non sarà possibile senza affrontare direttamente le forme strutturali di povertà che esistono nel mondo. Questo richiederà una coraggiosa riforma delle strutture, così come nuovi modi di mettersi in relazione. Come sostiene Jurgen Moltmann nel suo libro, The future of Creation, “Non potremo raggiungere la giustizia sociale senza la giustizia dell’ambiente naturale; non potremo ottenere la giustizia della natura senza la giustizia sociale.”

Il religioso autore del Levitico 25 stabilì che ogni settimo anno dovesse essere un Anno Sabbatico, durante il quale la terra doveva essere lasciata incolta; ciò è indicativo del fatto che la terra stava subendo uno sfruttamento eccessivo e un abuso, e questo significa anche che schiavi e animali erano impiegati oltre le loro forze e sfruttati. Nello stesso brano, la legge dice che qualunque cosa cresca sulla terra da sé durante il settimo anno costituirà cibo sufficiente per l’intera famiglia, per gli schiavi, per gli ospiti, e anche per gli animali. Il concetto biblico dell’Anno Sabbatico ha dimensioni sociali ed ecologiche. Un legge siffatta aveva lo scopo di aiutare la gente a rivedere i suoi rapporti non solo con la terra, ma anche con Dio, con gli altri, specialmente con i poveri. Dove non ci sono relazioni giuste, lì c’è ingiustizia, violenza e distruzione.

Come frati Servi di Maria dobbiamo acquisire una consapevolezza ecologica che includa il rispetto e l’attenzione alla natura, come anche la solidarietà con i gruppi impegnati a evitare il deterioramento ambientale.

2. LA SPIRITUALITÀ DELL’INTERCONNESSIONE

La crisi ecologica ha portato ad una profonda comprensione dell’interconnessione di tutte le forme di vita, e della nostra interdipendenza. Se siamo tutti interconnessi ne consegue che dipendiamo l’uno dall’altro, non solo per la sopravvivenza, ma anche per la salute e l’integrità. Ogni nazionalità e cultura, ogni razza e tribù, ogni gruppo etnico e linguistico; tutto ciò che ha vita, ha il suo posto nella creazione di Dio. Questa nuova prospettiva afferma la nostra interrelazione l’uno con l’altro e con la natura. Dobbiamo sviluppare quello che Giovanni Paolo II chiama un senso di responsabilità ecologica. Ciò comporta una responsabilità personale, “responsabilità verso gli altri, responsabilità verso l’ambiente” e richiede “un’autentica conversione nel modo di pensare e nel comportamento”.

3. SVILUPPO SOSTENIBILE

Questo principio riguarda la giustizia fra le generazioni e la salvaguardia dell’ambiente. Né il carattere morale dello sviluppo può escludere il rispetto per gli esseri che costituiscono il mondo naturale. Le istanze della crisi ecologica sollevano questioni fondamentali sulla validità dell’attuale sistema economico. L’obbligo ad una costante crescita economica porta a sfruttare le risorse senza una considerazione realistica delle conseguenze ecologiche. Le misure ambientali hanno un piccolo impatto, fin tanto che il corso complessivo della produzione e dei consumi continua ad essere portato avanti alla velocità attuale. La nozione di sviluppo sostenibile non deve essere usata (o piuttosto abusata) per rendere il sistema attuale più accettabile attraverso leggere “correzioni ecologiche”. La crisi ecologica richiede un radicale cambiamento di orientamento. Le attività economiche devono essere guidate dal riconoscimento delle “scale di sfruttamento”. La nozione di sostenibilità deve essere integrata dalla nozione di sufficienza.

Parte dello sviluppo permanente dei Servi di Maria è l’acquisizione della capacità di parlare e dialogare con i tempi contemporanei (cf. Cost. OSM 107) così da renderli capaci nello spirito della carità di essere aperti verso se stessi e verso tutti i bisogni umani. Questa interazione creativa con l’ambiente globale può essere raggiunta solo attraverso la formazione permanente nel campo della giustizia e della pace e dell’integrità del Creato. Un frate contemporaneo non potrebbe separare se stesso dalla società e dall’ambiente globale con cui è in contatto. Quindi la responsabilità ad impegnarsi in un’analisi critica del sistema attuale è una chiamata alla quale egli deve rispondere. Ciò comporta anche una critica delle considerazioni utilitaristiche che governano il dibattito ambientale.

4. CUSTODI DEL CREATO

L’ambiente naturale è stato di grande interesse per l’umanità, perché la natura è stata la “fonte della vita umana” tanto quanto a volte è stata una minaccia per essa. Negli anni recenti questo interesse si è rinnovato a causa dei progressi dell’abilità umana nel controllare e manipolare le forze naturali per mezzo della scienza e della tecnologia che ha creato situazioni minacciose per la vita – inquinamento, armi nucleari e l’intervento nei processi naturali – con conseguenze impreviste. La questione della relazione fra la vita umana e la Natura non è semplicemente la questione di come occuparci dell’ambiente naturale ma è quella dell’intero Creato.

Dobbiamo ricordare, inoltre, l’epilogo delle nostre Costituzioni che ci invita ad “avere solo rapporti di pace” (Cost. OSM 319) con tutte le creature. È la pace che viene come un dono di Cristo e dello Spirito e che esclude ogni tipo di violenza e inquinamento e ogni tipo di arroganza, volgarità e banalità nel nostro modo di comportarci con qualsiasi creatura – uomo o donna, pianta o animale, terra o acqua.

Non possiamo più vedere noi stessi come titolari e sovrani della natura ma dobbiamo pensare a noi stessi come giardinieri, custodi, madri e padri, amministratori, fiduciari, innamorati, preti, co-creatori e amici di un mondo che mentre ci dà la vita e il sostentamento, allo stesso tempo dipende sempre più da noi per andare avanti tanto per se stesso che per noi.

5. COSTRUIRE UN FUTURO PER LE PROSSIME GENERAZIONI

In particolare, la crisi ecologica indirizza la nostra coscienza etica verso i bisogni delle generazioni future. Mentre in passato l’etica cristiana riguardava innanzitutto le relazioni tra gli esseri umani nel corso della nostra vita, le attuali minacce al futuro ci hanno costretti ad estendere la responsabilità dell’uomo alle generazioni future. Non è sufficiente insistere affinché i diritti delle generazioni future siano protetti. Molti ritengono che essi debbano essere protetti in forma giuridica. Le generazioni future hanno diritto a vivere. Sono titolari del diritto di possedere una sufficiente quantità di risorse rinnovabili naturali. Le interferenze con l’ambiente, in particolare le interferenze con l’eco-sistema di animali e piante e la manipolazione genetica richiede una giustificazione. Il patrimonio culturale così come altri elementi del patrimonio umano devono essere protetti dalla legge.

Alcuni vanno addirittura oltre e parlano della necessità di riconoscere i diritti della natura. Numerosi tentativi sono stati fatti in questa direzione. Essi sono basati sulla convinzione che si debba tenere conto della comune origine degli esseri umani e della natura. Anche la natura ha il diritto di esistere. Gli esseri viventi debbono essere protetti e la loro propagazione assicurata. Quando i frati di Monte Senario piantavano pini e si curavano della salvaguardia della foresta, erano consapevoli che i frutti sarebbero stati colti nel futuro: ambiente ecologicamente equilibrato, aria pura e acqua pulita. Tali frutti si possono ancora gustare salendo sul Monte Senario. Ancora oggi i cittadini della città di Firenze assaporano i suoi benefici quando fuggono il caldo dell’estate in città e vanno a trovare conforto e riposo in montagna.

6. UNO STILE DI VITA RINNOVATO

Papa Giovanni Paolo II, nel suo Messaggio per la XXIII Giornata mondiale della Pace del 1° gennaio 1990, parlando della crisi ecologica disse che si trattava di una crisi morale e spirituale: “La società odierna non troverà soluzione al problema ecologico, se non rivedrà seriamente il suo stile di vita. In molte parti del mondo essa è incline all’edonismo e al consumismo e resta indifferente ai danni che ne derivano. […] L’austerità, la temperanza, la autodisciplina e lo spirito di sacrificio devono informare la vita di ogni giorno” (n. 13). Il consumismo è un male, perché distrugge la nostra dignità e spiritualità. L’avidità incontrollata non aiuta il rapporto con Dio, con le altre persone e neppure col resto del creato. Collegati al consumismo sono i peccati di accumulo e spreco.

L’articolo 57c delle Costituzioni OSM stabilisce che “La semplicità del nostro stile di vita, in quanto elimina ciò che ci separa dagli altri, permette a noi di essere in comunione con quelli che siamo chiamati a servire e di costituire con loro una sola realtà in Cristo Gesù (cf. Gal 3, 28)”. Vivere in armonia con la natura e mantenere le nostre necessità al minimo manderebbero il messaggio che la Terra è di Dio e non dovrebbe essere usata indiscriminatamente per soddisfare l’avarizia e l’avidità umane. Potrebbe anche essere un’efficace protesta contro uno stile di vita all’insegna dello spreco che è privo di qualsiasi responsabilità verso il mondo della natura.

IV. COSA POSSIAMO FARE

Per realizzare i nostri scopi e promuovere nei nostri frati e nelle comunità l’impegno di salvaguardare il nostro patrimonio ecologico, suggerirei il metodo di lavoro ispirato e così descritto dal papa Paolo VI nel suo discorso ai componenti e ai consultori della nuova Pontificia Commissione di studio Pace e Giustizia (20 aprile 1967): “Ai nostri occhi voi rappresentate la realizzazione del voto finale del Concilio (Gaudium et Spes, 90). In altri tempi – e ancora oggi – quando veniva costruita una chiesa o una torre campanaria veniva posto un gallo sulla sommità della costruzione, come simbolo di vigilanza nella fede e nell’integrità della vita cristiana. Allo stesso modo al sommo vertice della costruzione spirituale del Concilio fu posta questa Commissione; la sua unica missione è quella di mantenere aperti gli occhi della chiesa, il suo cuore sensibile e le sue mani pronte alla carità che essa è chiamata a esercitare nel mondo.”

1. OCCHI APERTI. (GUARDARE):

Significa la capacità di guardare ed analizzare la realtà del nostro mondo. Potremmo aggiungere ‘orecchie aperte’ se vogliamo davvero essere presenti nel mondo. Si tratta di prestare attenzione alla vita, a ciò che sta accadendo, di vedere e sentire il rumore del mondo in cui viviamo, di guardare la vita con gli occhi di Dio e di essere consci dell’opera dello Spirito nel nostro mondo:
a) Ascoltare, raccogliere informazioni e analizzarle.
b) Analizzare la situazione intorno a noi e il mondo nel suo insieme per scoprire le cause e le dimensioni dei problemi.

2. CUORE SENSIBILE. (GIUDICARE):

Dobbiamo vedere, sapere e capire la realtà del mondo. Questo è qualcosa che non possiamo fare a distanza, da lontano, rimanendo nei nostri uffici. Se la nostra comprensione della realtà ci sta muovendo a lavorare per la sua trasformazione dobbiamo essere coinvolti, dobbiamo scandagliare le sue profondità personalmente e con il nostro cuore, dobbiamo sperimentare la compassione:
a) Studiare la situazione reale alla luce del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa, e nello stesso tempo consci del nostro carisma e della nostra identità.
b) Scegliere di confrontare quei problemi che più sono adatti alla nostra propria spiritualità.

3. MANI PRONTE PER LA TRASFORMAZIONE (AGIRE):

Dobbiamo essere pronti a mettere in atto la nostra riflessione e piano d’azione:
a) Fornire informazioni e offrire i risultati delle nostre analisi (consigli e ragioni per agire).
b) Collegarci con il JPIC (Ufficio Giustizia, Pace e Integrità del creato, NDT) della Congregazione, le Conferenze Religiose e la Chiesa.
c) Coltivare relazioni con le comunità e i singoli frati (visitare le comunità, nominare un delegato in ciascuna comunità…)
d) Iniziare con progetti che tutti condividono ed evitare quelle cose che potrebbero provocare la maggiore resistenza. Denuncia e proclamazione.
e) Concentrarsi su ciò che è positivo. Proporre passi piccoli ma specifici: strategie di base. Lavorare a contatto con la squadra provinciale.
f) Collegarsi con altri gruppi non-governativi, con i network.
g) I programmi di formazione dovrebbero includere e intensificare la campagna di informazione per creare la consapevolezza della creazione e della sua salvaguardia.
h) Creazione di programmi della Famiglia servitana sulla salvaguardia del creato.

IV. SUGGERIMENTI PER LA RIFLESSIONE IN PICCOLI GRUPPI

a) Come possiamo promuovere la consapevolezza nel nostro Ordine sullo stato attuale del
pianeta?
b) Come possiamo motivare i nostri frati ad agire?
c) Come possiamo promuovere nel nostro Ordine uno stile di vita più semplice?
d) Come possiamo includere l’educazione all’Ecologia in tutte le nostre case di formazione e nei
ministeri pastorali?
e) L’Ecologia è parte integrante della nostra missione attuale?
f) Come possiamo lavorare in collaborazione con NGO (Organizzazioni non governative),
parrocchie, comunità a livello locale, provinciale e nazionale?

V. FONTI PER ULTERIORE EDUCAZIONE E FORMAZIONE

1. PAGINE WEB

http://www.grid.unep.ch : programma sull’Ambiente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite; analizza fondamentali questioni ambientali e orientamenti, con panoramiche nazionali e regionali e studi di casi specifici con link utili ad altri siti.

http://www.webofcreation.org : un eccellente sito web. Comprende informazione, bollettini di notizie, articoli e conversazioni sulla teologia e la spiritualità della creazione.

http://www.infohabitat.org : information habitat: è un progetto del Comitato di Comunicazioni-Coordinamento dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, ed è una organizzazione non-governativa con speciale ruolo consultivo per il Consiglio Economico Sociale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ECOSOC). Comprende riflessioni sulla eco-spiritualità.

http://www.envirolink.org : informazione su questioni ambientali, sostenibilità, risorse educative, collegamenti ad altri gruppi e campagne ambientalisti.

http://www.creationethics.org : Una Campagna Religiosa per la Conservazione della Foresta; costruire un’Etica della Foresta interconfessionale.

http://www.earthcharter.org : La Carta della Terra riconosce che i problemi dell’umanità ambientali, economici, sociali, culturali, etici e spirituali e le loro aspirazioni sono interconnessi. Riguarda la libertà, la giustizia, la partecipazione e la pace, così come la protezione ambientale e il benessere economico.

http://www.hds.harvard.edu/cswr/ecology: http://www.religionsandconservation.org: sulla religione e l’ecologia

http://www.ipcc.ch/ http://www.unfcc.de : http://www.wmo.ch/; http://www.climatevoice.org: Cambiamento climatico.
http://www.climatenetwork : solidarietà internazionale

http://www.unep.org/ozone: http://www.uneptie.org/ozonaction.html : Riduzione dello strato di ozono

http://www.gpa.unep.org : http://www.unep.ch/seas : Oceani / acque dolci

http://www.worldwaterday.org : Acqua
http://www.unwater.org
http://www.waterchanel.org
http://www.worldwaterforum.org

http://www.irn.org : Dighe

http://www.globalforestwatch.org/ : Foreste

http://www.chem.unep.ch; http://www.basel.int : Rifiuti chimici e pericolosi

http://www.biodiv.org : Biodiversità / Bio-sicurezza

http://www.earthwatch.unep.ch/emergingissues (NDT: attività di osservazione ambientale con particolare riferimento alle emergenze)

http://www.greenpeace.org Green Peace

http://www.worldwatch.org World Watch Institute

http://www.myfootprint.org My ecological footprint

http://www.iccr.org Interfaith Center for Corporate Responsibility

2. MATERIAL DI LETTURA

2.1. Discorso tenuto durante l’incontro UNIFAS 2010 in Brasile
– I Servi e la cura del creato, parole di apertura del Priore generale, fra Ángel M. Ruiz Garnica, OSM
– Ecologia nell’ottica del nichilismo: per una ecologia aperta al Trascendente, di fra Clodovis M. Boff, OSM
– Giuliana e Alessio; Innamorati di Dio Creatore e della sua creazione, di fra Gino M, Leonardi, OSM
– Incarnazione profonda: Preparatevi ad essere stupiti, di suor Elizabeth A. Johnson, CSJ
– Colui che dà la vita: girando intorno al cosmo tra dolore e speranza, di suor Elizabeth A. Johnson, CSJ

2.2 Discorso tenuto durante il Seminario di Ricerca organizzato dall’Ufficio Nazionale per I Problemi Sociali e il Lavoro, servizio Nazionale per il Progetto culturale della CEI, La Creazione come Dono: Dono o e debito; tra scienze umane e teologia, di fra Martin M. Lintner, OSM

2.3. Servi del Magnificat, un documento pubblicato in occasione del CCX Capitolo generale dell’Ordine dei Servi di Maria

CCXII Capitolo generale 2007 dell’Ordine dei Servi di Maria. Documento Finale del Testo Approvato.

http://www.servidimaria.org

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